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Due archistar al lavoro fra etica ed estetica

Anne Lacaton e Jean Philippe Vassal sono i vincitori dell’ultima edizione del Pritzker, considerato il Nobel dell’architettura.

Gli architetti Lacaton & Vassal si fanno conoscere dal pubblico internazionale nel 2012 quando realizzano una delle ristrutturazioni più controverse della storia della museografia moderna: la sistemazione del Palais de Tokyo a Parigi. L’impresa non è facile. Si tratta di inserire uno spazio espositivo aperto alle ultime sperimentazioni dell’arte contemporanea all’interno di una struttura di gusto classicista. E che si trova in un’area strategica popolata da altre strutture espositive: a poche centinaia di metri dal Trocadero, il punto di vista migliore dal quale ammirare la torre Eiffel dall’altra riva della Senna. Anne Lacaton e Jean-Philippe Vassal, invece che a costruire un museo tradizionale, puntano, letteralmente, alla distruzione.

Di fronte al terribile edificio, incombente e monumentale, eretto nel 1937 per la Exposition Internationale des Arts et Techniques, i due sembrano, infatti, comportarsi come vandali. 

Lo riducono a un grande cantiere con controsoffitti smontati, impianti a vista, interventi precari e non rifiniti. D’altra parte è risaputo che gli artisti espongono con più piacere in fabbriche abbandonate che nei musei, soprattutto se disegnati da grandi architetti. E così il Palais de Tokyo diventa un luogo in cui l’arte contemporanea non si sente a disagio, un museo sui generis presentato nelle guide di Parigi come un posto bizzarro: “Questo spazio sembra – racconta la guida Secrets of Paris – uno occupato dagli artisti, come se fosse un cantiere in costruzione. Non preoccupatevi, è così che è stato pensato: un posto divertente da visitare anche se non sei un intenditore dell’arte contemporanea”.

D’altra parte un atteggiamento simile, lo troviamo nel sistema della moda, che da sempre precede quello dell’architettura, suscitando oltretutto minori resistenze da parte di chi la dovrebbe accogliere. Pensate per esempio ai pantaloni che si vendono già invecchiati, consumati e strappati. Chi li indossa sa che si tratta di un gioco della seduzione, con tagli studiati in posizioni strategiche. 

Per Lacaton & Vassal è però più che una semplice concessione alla moda. È un atteggiamento etico contro la ricerca ossessiva del bello, del perfettamente finito e del levigato che sta divorando la società di oggi. E che porta a disprezzare il consueto, la normalità e il non riuscito con operazioni che alla fine rendono la vita possibile solo ai privilegiati che hanno maggiori risorse economiche. Si pensi per esempio alle operazioni di sostituzione edilizia che, comportano, certamente, un miglioramento delle condizioni abitative ma, spesso, una sostituzione degli abitanti che non riescono a pagarne i costi, secondo quel fenomeno che è conosciuto con il nome di gentrificazione. Dove, insomma, la bellezza e l’ecologia diventano il grimaldello per sfrattare i residenti più poveri. Lacaton & Vassal si oppongono ad abbattere gli edifici degradati per sostituirli con altri immacolati, pensando invece ai molti modi per recuperarli a costi contenuti. Migliorandone le prestazioni energetiche con l’introduzione di serre in facciata, ampliandoli senza alterarne lo spirito e trasformandoli rispettando gli usi consolidati nel tempo. Con un occhio certo all’estetica – una nuova estetica che è stata chiamata postproduttiva perché lavora a partire dall’esistente – ma senza l’ossessione di creare l’opera perfetta. “La buona architettura – sostiene Anne Lacaton – non deve dimostrare o imporre nulla, ma essere familiare, utile e bella, e avere l’abilità di supportare silenziosamente la vita che si svolge al suo interno”.

Per questi motivi, il premio Pritzker, considerato da molti il premio Nobel dell’architettura, quest’anno è andato a loro. Interessante leggere la motivazione: per aver riesaminato la sostenibilità tenendo conto delle preesistenti strutture, concependo i nuovi progetti a partire dall’attenta analisi di ciò che esiste. E, soprattutto, dando priorità all’arricchimento della vita delle persone attraverso il riconoscimento della libertà degli utenti.

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