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A Milano nasce MEET, la casa dell’innovazione

Un luogo polifunzionale pensato per favorire la tecnologia come strumento di creatività.

Un nuovo centro di cultura digitale e innovazione ha aperto i battenti nel centro storico di Milano. Un ulteriore tassello per fare del capoluogo lombardo un grande hub di progettazione, condivisione e fruizione della tecnologia intesa come strumento per la creatività delle persone e il benessere dell’intera società. A firmare l’ambizioso progetto di MEET the Media Guru, il centro internazionale di cultura digitale, sono CRA-Carlo Ratti Associati e Italo Rota. Il centro, che nasce con l’obiettivo di ridurre il digital divide italiano e di aumentare la consapevolezza sui vantaggi della tecnologia, ha infatti inaugurato la sua nuova sede, realizzata con il supporto di Fondazione Cariplo. Interamente ristrutturato negli ultimi due anni, il centro si trova all’interno di uno storico edificio in zona Porta Venezia, noto come uno dei luoghi simbolo della vita culturale della città. L’obiettivo del centro è di porsi come uno spazio fisico e virtuale di produzione e disseminazione di eventi, mostre, masterclass e digital experience destinate al territorio lombardo e nazionale. Al contempo si costituisce come il nodo italiano di un network globale attivo fra Europa e resto del mondo. MEET promuove infatti lo scambio, la condivisione e la costruzione di progetti innovativi con partner nazionali e internazionali con cui condivide valori, obiettivi ed esperienze. Il fulcro del progetto è un ampio spazio pubblico verticale illuminato da Artemide e imperniato intorno a una “scala abitata” di 15 metri di altezza, che può trasformarsi di volta in volta in teatro, spazio di lavoro o area riunioni, e rappresenta il crocevia della attività e degli eventi del centro.

Con il progetto per MEET, lo studio Carlo Ratti Associati punta a indagare il ruolo dello spazio fisico in un modo digitalizzato. Il progetto sostiene infatti il principio che l’architettura debba provvedere a quel che spesso manca alla dimensione digitale: ovvero la possibilità di generare incontri casuali tra le persone. Il design di MEET insegue questo obiettivo attraverso una “ibridazione” delle funzioni, ovvero la possibilità per qualsiasi spazio di ospitare diverse attività allo stesso tempo. Questo approccio si riflette innanzitutto nello spazio verticale centrale, ma si ritrova anche nei numerosi ambienti dell’edificio destinati a mostre, conferenze e performance.

Non ci si può infatti non chiedere qual è il ruolo dello spazio fisico nel mondo digitale, soprattutto in un periodo come questo, in cui continuiamo a vivere e lavorare in un regime di isolamento indotto dalla pandemia, in cui quasi ogni compito o azione si svolge online. In questo momento diventa allora essenziale usare l’architettura per produrre occasioni di serendipità, ovvero per stimolare situazioni in cui si possano creare connessioni inaspettate tra gli individui. “Quelle connessioni che di rado accadono sul web,” come sottolinea Carlo Ratti, fondatore di CRA e professore di Tecnologie Urbane al Massachusetts Institute of Technology (MIT). “Un modo per raggiungere quest’obiettivo è quello di superare le distinzioni tra le varie funzioni spaziali. Quando ogni spazio può servire a più scopi, questo sicuramente invita all’incontro tra persone diverse, agevolando in questo modo la generazione e la circolazione di nuove idee.”

Lo spazio pubblico verticale, quella “scala abitata” che è posta al centro dell’edificio, sintetizza l’approccio che sta alla base del progetto. Tutto intorno a delle rampe che si muovono in una sequenza di linee spezzate, i visitatori possono infatti sostare su diversi interpiani asimmetrici, arricchiti da un sistema di proiezioni multimediali. Questi spazi, che come si diceva possono avere diverse funzioni ed essere impiegati per conferenze, installazioni o mostre, incoraggiano soprattutto incontri casuali lungo il percorso dell’edificio.

La sede di MEET fonde le tecnologie digitali all’interno dello spazio fisico, attraverso una serie di sistemi di proiezione e di schermi tecnologici distribuiti in diversi punti dell’edificio. Questo consente ai visitatori di accedere all’archivio digitale di MEET in modi nuovi. Il progetto trae ispirazione dall’idea di ubiquitous computing – computazione ubiqua – introdotta dall’informatico americano Mark Weiser, secondo la quale la tecnologia può diventare tanto pervasiva da “recedere sullo sfondo delle nostre vite”. L’architettura stessa si trasforma in questo modo in un medium per condividere e trasmettere contenuti e conoscenze.

MEET ha la sua sede a Milano, in zona Porta Venezia, in uno storico palazzo costruito all’inizio del Novecento e ampliato da Gae Aulenti alla fine degli anni Novanta del secolo scorso. Rinnovata da CRA e Italo Rota, la sede di MEET si estende su una superficie di oltre 1.500 metri quadrati e si sviluppa su tre livelli. Tra le altre funzioni, MEET ospiterà un auditorium riconfigurabile e un cinema gestito in collaborazione con la storica Cineteca italiana, un caffè e una sala immersiva per installazioni digitali. A fare da cornice alla sua attività vi è la convinzione che l’innovazione sia un fatto culturale, prima ancora che tecnologico e che la diffusione della cultura digitale favorisca la crescita dell’economia, delle opportunità e del benessere per tutti i cittadini. Proprio per questo MEET esplora e racconta persone, linguaggi, idee creative e progetti innovativi attraverso un palinsesto di iniziative on life – on line e on site – come incontri, mostre, esperienze formative, performance ed esperienze che riportino la persona al centro del cambiamento tecnologico.

Ph. © Michele Nastasi

MEET Digital Culture Center, Milano (MI)
Studio di progettazione: Carlo Ratti Associati, Torino (TO); Studio Italo Rota & Partners, Milano (MI). Superfici Warm Collection di Kerakoll: i pavimenti sono in Cementoresina, una superficie continua a basso spessore, di grande versatilità progettuale; le pareti dei bagni sono rivestite con Wallcrete, una superficie di grande impatto estetico che esalta la texture materica del cemento.

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