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Agritettura, edilizia e design “bioecologici” protagonisti a Firenze


Agritettura. Niente cemento o calcestruzzo. I mattoni per le case sono realizzati con la canapa, al posto dell’acciaio c’è il bamboo. La vetroresina è sostituita dai derivati del carciofo, mentre gli imballaggi e i pannelli isolanti sono creati con i funghi. Le lampade o le sedie sono invece di plastica biodegradabile, ottenuta dalle barbabietole o dal mais.

Sono un’edilizia e un design al 100% eco-sostenibili e biocompatibili quelli al centro di Agritettura – Nutrire il cantiere, l’iniziativa organizzata dalla Commissione DAS (Dibattito architettura sostenibile) dell’Ordine degli architetti di Firenze e dall’Ordine provinciale dei dottori agronomi e forestali, in programma alla Palazzina Reale di Santa Maria Novella i prossimi 5 e 26 maggio a partire dalle 14. Due giornate di studio a confronto con startup, aziende, docenti universitari, ricercatori ed esperti del settore in arrivo dalla Toscana e non solo, per fare il punto sull’impiego dei nuovi materiali per le costruzioni e l’arredamento provenienti dall’agricoltura.

Durante il primo appuntamento, giovedì 5 maggio, si parlerà in particolare di Antiche nuove risorse, ovvero di materiali riscoperti come canapa, kenaf, lino, tabacco, la paglia, la terra cruda, il bamboo e altro ancora. La seconda giornata, che si svolgerà giovedì 26 maggio e avrà il titolo Chi ri-cerca trova, si concentrerà sui prodotti più innovativi, dai biopolimeri al micelio, analizzati dal punto di vista tecnico, normativo e produttivo.

“Il filo rosso, in entrambi i casi – dicono i presidenti di architetti e agronomi Egidio Raimondi e Paolo Gandi – è la consapevolezza che serve una nuova alleanza tra agricoltura e architettura per incentivare l’edilizia sostenibile. Un tema quanto mai urgente se si considera che oltre il 40% dell’energia prodotta in Europa viene utilizzato in edilizia e che il settore produce da solo il 50% dell’inquinamento atmosferico e il 70% dei rifiuti. Le nuove prospettive per l’agricoltura sono ancora tutte da esplorare anche in Toscana, un’opportunità per rendere i terreni marginali o non idonei all’agroalimentare la nuova fabbrica per i materiali bioecologici da impiegare nelle costruzioni”.

In questo modo, secondo architetti e agronomi, non solo si contribuirebbe ulteriormente al presidio del territorio rurale da parte dell’uomo, antidoto al dissesto, ma si avrebbero anche ricadute notevoli sull’economia e l’occupazione locale. “Le potenzialità del settore sono enormi – dicono Raimondi e Gandi –. Basti pensare che al momento sono già oltre 30mila in Toscana i lavoratori con competenze green nel settore manifatturiero e nei servizi”.

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