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Alla scuola Holden di Torino, gli architetti incontrano l’assessore alle Politiche urbanistiche


Le recenti elezioni amministrative di Torino hanno determinato la nomina come assessore alle Politiche urbanistiche, nonché vicesindaco, di un architetto, Guido Montanari, che ha scelto di rivolgersi ai propri colleghi per presentare la propria visione della città e la direzione che intende seguire per la trasformazione e il governo del territorio, con un incontro pubblico dal titolo Quali politiche urbanistiche per la città di Torino?

Questi i temi al centro del dibattere: innanzitutto le grandi opere. In un’epoca in cui le città sono in competizione tra di loro nell’attrazione di risorse umane, economiche, culturali le grandi trasformazioni sono un tassello importante. Torino è cresciuta a livello di visibilità negli ultimi anni anche grazie agli interventi che hanno segnato una nuova forma della città. Alcuni spazi sono rimasti però indietro nel processo di trasformazione, aree abbandonate e contenitori vuoti che ancora non hanno trovato una nuova destinazione d’uso. Ex Manifattura Tabacchi, ex Westinghouse, Torino Esposizioni e Palazzo del Lavoro solo per citare i più eclatanti. In questo contesto diventa centrale il tema del riuso, che è argomento all’ordine del giorno per la categoria degli architetti. E altrettanto rilevante è il rapporto pubblico-privato per garantire la sostenibilità economica degli interventi.

In secondo luogo questione prioritaria per la comunità degli architetti è la modalità con cui viene realizzata la progettazione. L’Ordine degli Architetti sostiene da tempo che il concorso di architettura deve essere strumento privilegiato per l’affidamento di opere pubbliche di qualità; con la precedente Amministrazione era stato avviato un dialogo per l’adozione sperimentale di procedure concorsuali di qualità per alcuni interventi anche dimensionalmente non rilevanti con l’obiettivo che la Città bandisse almeno 2 concorsi di progettazione l’anno, a livello di programma strutturale all’interno del piano annuale e triennale delle opere pubbliche.

Infine non si può non affrontare l’argomento del piano regolatore: non ha più senso proseguire con l’approvazione di varianti ad un piano che non tiene in considerazione le nuove vocazioni della città. È necessaria una revisione e anche una messa in discussione dei criteri su cui è basato, per passare da standard quantitativi a indicatori qualitativi come la lotta ai cambiamenti climatici, la riduzione del consumo di suolo, la messa in sicurezza del territorio e la valorizzazione del territorio rurale.

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