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Architects Meet in Selinunte

Appuntamento annuale organizzato dall’Associazione Italiana di Architettura e Critica per dibattere sul futuro dell’architettura.
di Luigi Prestinenza Puglisi

Quando, il 13 giugno di quest’anno sono arrivato al Parco Archeologico per il terzo evento di Architects Meet in Selinunte ho trovato uno dei custodi molto perplesso. Mi ha detto: “Cose da pazzi, davanti al tempio stanno costruendo una discoteca con un gigantesco jukebox e un tavolo per gli aperitivi”. La frase mi ha fatto sorridere perché conoscevo, avendola organizzata, la vera storia. Non si trattava certo di allestire una pista da ballo davanti alle colonne di uno dei templi più belli della Magna Grecia, ma un breve esperimento di compresenza del nuovo e dell’antico. Il nuovo erano un cubo “e-QBO” di 5 metri per 5 e un tavolo lungo 84 metri, quasi quanto un campo da calcio, destinato ad ospitare 10 mostre di architettura e illuminato mediante strisce di led con l’energia prodotta dal cubo. Quest’ultimo, infatti, è un’installazione mobile, progettata dall’architetto Romolo Stanco, con la supervisione scientifica di Stefano Besseghini di RSE (Ricerca Sistema Energetico), rivestita da pannelli fotovoltaici in grado di captare energia dal sole e di restituirla e non solo per illuminare un piano con 240 tavole di disegni e fotografie di architettura, ma per rifornire mezzi di trasporto elettrico, computer, telefonini. E per dare al parco un ambiente condizionato, dove funziona la connessione internet e dove si possano allestire piccole mostre. Un pezzo di smart city: un oggetto autosufficiente che ha il vantaggio immenso per un’area archeologica di non dover far ricorso, per essere alimentato, a condutture scavate nel terreno.
Quando ho spiegato tutto questo al custode, tranquillizzandolo che comunque, concluso il meeting,
 l’oggetto sarebbe stato smontato, la sua risposta, che mi ha fatto capire che all’idea della musica non avesse rinunciato, è stata: “Ma allora se evitiamo la bolletta elettrica di jukebox ne dobbiamo costruire dieci”. Il titolo del convegno, cominciato il giorno dopo, il 14 giugno, era molto ambizioso L’architettura che verrà ed era il terzo incontro di una serie cominciata due anni fa quando l’Associazione Italiana di Architettura e Critica, con il Parco e il Comune hanno lanciato questo appuntamento annuale: Architects Meet in Selinunte, gli architetti si incontrano a Selinunte. Quale sarà il futuro dell’architettura in un periodo come questo segnato dalla recessione mondiale, dalla sfiducia nel progresso tecnologico, dalla mancanza di prospettive certe? Lo abbiamo chiesto il giorno 14 a una trentina di architetti over 40 e il giorno 15 ad altrettanti under 40. Le risposte sono state troppe per essere riassunte. Due però meritano di essere riportate. La prima è che in un periodo come questo, ossessionato dalla burocrazia e dal rispetto di norme, leggi e codicilli, occorre riscoprire il valore liberatorio dell’arte. E quindi di ciò che paradossalmente sembra più inutile. Controprova? Quando andate a Firenze a visitare la cupola di Brunelleschi o a Roma alla Cappella Sistina a godervi il Giudizio Universale non vi ponete il problema se le impalcature per realizzare queste opere fossero o meno a norma, se Michelangelo indossasse il caschetto regolamentare o se Brunelleschi fosse in regola con il Durc. Non mi si fraintenda: tutte le norme a cui oggi dobbiamo sottostare sono segni di civiltà e vanno rispettate. Tuttavia non bastano per lasciare un segno duraturo del nostro passaggio sulla terra. La seconda risposta è che oggi non possiamo più lasciarci prendere dall’ansia di realizzare nuovi oggetti, nuove cubature. Le città sono sin troppo intasate e hanno bisogno di vuoti. Da qui due strategie: la prima che possiamo definire del fare spazio e la seconda dell’appartamento. La strategia del fare spazio ci dice che in certi casi bisogna abbattere ciò che si è rivelato inutile e superato, lasciando vuoti che diventeranno spazio pubblico, aperto a tutti. La strategia dell’appartamento ci dice che noi dovremo, nei confronti delle preesistenze, comportarci come si comporta chi ha comprato una vecchia abitazione e pensa di riconvertirla per poi andare ad abitarci. Butterà alcune cose, ne valorizzerà altre che hanno un valore o delle potenzialità, inserirà nuovi oggetti o attrezzature funzionali al suo modo di vita con un atteggiamento che, per essere sano, non sarà né distruttivo né conservativo.
Nella sessione dedicata agli architetti under 40 la parte del leone l’hanno fatta i finalisti del premio Fondazione Renzo Piano, un premio biennale organizzato insieme con l’Associazione Italiana di architettura e critica e la cui peculiarità è di essere assegnato a parere insindacabile di Renzo Piano.
Cosa ci raccontano questi giovani progettisti? Anche loro tante cose, ma due sono le principali.La prima è che, nonostante la crisi economica e la gerontocrazia di un Paese che non sa investire nei suoi talenti, questi giovani producono opere di eccellente qualità. La seconda è che sono sempre di più i progettisti costretti, per ottenere soddisfazioni professionali, ad andare a lavorare all’estero. Come prova il gruppo vincitore di questa edizione, DOSarchitects, che lavora stabilmente a Londra. Un cenno, infine, al premio internazionale Selinunte assegnato a Mario Bellini dopo che nelle precedenti edizioni era andato a Daniel Libeskind e a Massimiliano Fuksas. Bellini è un designer internazionalmente noto. Ha vinto 8 Compassi d’oro, l’equivalente di 8 premi Nobel. Ha realizzato numerosi edifici tra i quali, in collaborazione con Rudy Ricciotti, il magnifico dipartimento di Arte islamica al Louvre. Segno che il futuro lo si può costruire anche a settantotto anni.
Vorrei concludere ringraziando Kerakoll che ha creduto in questa iniziativa e ci ha supportati. Appuntamento allora per il prossimo anno per un’edizione che, come questa, siamo sicuri vi sorprenderà.

(Foto: Moreno Maggi)

Vista del tempio di Hera dal canocchiale prospettico del vecchio ingresso al parco ripristinato per l’occasione.
Vista del tempio di Hera dal canocchiale prospettico del vecchio ingresso al parco ripristinato per l’occasione.
Incontro nella sala conferenze del Baglio Florio nel Parco Archeologico.
Incontro nella sala conferenze del Baglio Florio nel Parco Archeologico.
Il sindaco di Selinunte Castelvetrano, Felice Errante, la direttrice del Parco, Caterina Greco, e Luigi Prestinenza Puglisi, presidente AIAC, consegnano il Premio Internazionale Selinunte all’architetto Mario Bellini.
Il sindaco di Selinunte Castelvetrano, Felice Errante, la direttrice del Parco, Caterina Greco, e Luigi Prestinenza Puglisi, presidente AIAC, consegnano il Premio Internazionale Selinunte all’architetto Mario Bellini.

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