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Broken Nature: in mostra il design che può salvare il mondo

Da non perdere la mostra-evento curata da Paola Antonelli, aperta fino al 1° settembre.

Broken Nature è la mostra di design più importante del momento. E non solo. Vedrete che se ne parlerà per i prossimi cinque anni. Per almeno quattro ragioni che la rendono imperdibile. La prima è legata alla scelta del tema: si affronta la Natura, il disastro ecologico che stiamo fronteggiando e le ripercussioni che la frantumazione ha sui rapporti umani. La cattiva ecologia, infatti, è frutto della cattiva politica e, a sua volta, contribuisce ad avvelenare i rapporti sociali. Aver messo in chiaro tale doppia relazione è un passaggio non proprio scontato.

Greenbuilding magazine, © La Triennale di Milano, foto Gianluca Di Ioia

La seconda ragione è la scelta del luogo: il palazzo dell’Arte della Triennale di Milano. Cioè, dal 1933, uno dei luoghi deputati a fare il punto sullo stato della creatività in Italia. Una vetrina ubicata nel cuore di Milano, attualmente una delle capitali del design in Europa. Un design che ha capito che senza un ripensamento risarcitorio nei confronti della natura non si va avanti. Anzi è l’unico punto di partenza possibile per una mostra che fa i conti con le problematiche di uno sviluppo che, oltre a offrirci straordinarie opportunità, ci terrorizza mostrandoci un ambiente difficile, rispetto al quale ci sentiamo sempre più estranei. In questo senso l’equilibrio è rotto non solo quando vediamo che gli uccelli e i pesci hanno lo stomaco pieno di plastiche, ma anche quando non riusciamo più a orientarci tra strumentazioni che ci sembrano sempre più inumane oppure quando non possiamo più godere di spazi pubblici oramai disegnati per farci transitare, e sotto controllo, da un punto all’altro.

La terza è la scelta del curatore. Paola Antonelli, oltre ad essere un esperto del tema che da tempo lavora sul tema del rapporto tra tecnologia e natura, è la Senior Curator del Dipartimento del Design del Museum of Modern Art di New York. Ciò, oltre a dare un tocco di internazionalità glamour che sempre giova alle occasioni del genere, consente di accedere al vasto patrimonio di informazioni e di contatti di uno dei centri di elaborazione artistica e progettuale più aggiornati del mondo. Da qui la selezione di progetti e partecipanti da noi poco conosciuti. Alcuni dei quali, detto per inciso, sono italiani che da anni si sono recati all’estero per poter sostenere le proprie ricerche, come per esempio Lorenzo Pezzani, fondatore di Forensic Oceanography.

La quarta ragione è che questa mostra non è esattamente una mostra. Nel senso che non si limita a presentare alcuni progetti nello spazio ristretto di un luogo espositivo o delle pagine di un catalogo. Sono diversi mesi che la Antonelli e il suo team hanno iniziato a operare attraverso le pagine di un sito web: www.brokennature.org. L’evento è stato introdotto da due conferenze zeppe di relatori, svoltesi una a Milano nel giugno del 2018 e una a New York nel gennaio del 2019. Esiste, infine, una pagina su Instagram per dar modo sui social media di seguire e di aggiornare i temi trattati.

Greenbuilding magazine, Broken Nature

L’idea che l’evento preceda e continui quello al Palazzo dell’Arte è, dal punto di vista mediatico, brillante. Consente di tenere i riflettori accesi per un tempo più lungo. Ed è una scelta quasi obbligata dettata dalla vastità della problematica: per dar modo di approfondire argomenti che altrimenti sarebbero stati poco più che un elenco di buone intenzioni. Quattro i capitoli principali. Il primo è Restoration Design: occorre restaurare la natura esattamente come abbiamo imparato a farlo con un quadro o con un monumento antico. È prevedibile, ovviamente, che sorgano diverse scuole di pensiero: da chi sostiene il “restauro creativo” a chi il “dov’era e com’era”. Il secondo è Magic Pragmatism, vuol dire che occorre essere allo stesso tempo prammatici e poetici. Lo si potrà? Chi scrive ne dubita e pensa che possa essere un tentativo per provare a dare un colpo al cerchio della rivoluzione e uno alla botte delle istituzioni, ma uno sforzo per mediare i due estremi va pur fatto. Il terzo è Complex Systems. Un argomento che appare auto evidente: l’ecologia nasce dalla consapevolezza delle interrelazioni. Senza lavorare sulla complessità si va poco lontani. Infine Long Term Attitudes. Per sviluppare comportamenti che cavalchino non l’onda corta delle mode, ma l’onda lunga delle abitudini. Se no, c’è poca speranza di cambiare il mondo.

State certi che Broken Nature, proprio perché di questa mostra se ne parlerà a lungo, questi comportamenti contribuirà a cambiarli.

Greenbuilding magazine, Broken Nature

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