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Donne e green economy, una sfida contro le crisi


Al via domani alle ore 15:30 il convegno Donne e green economy: la social innovation per cambiare la città organizzato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile insieme all’Assessorato all’Ambiente, Agroalimentare e Rifiuti e all’Assessorato Roma produttiva di Roma Capitale, nell’ambito delle iniziative Verso degli Stati generali della green economy.

All’incontro è prevista la partecipazione di Estella Marino, assessore Ambiente, agroalimentare e rifiuti; Marta Leonori, assessore Roma produttiva; Edo Ronchi, Presidente Fondazione sviluppo sostenibile; Sabina De Luca, Capo dipartimento DPS Ministero sviluppo economico; Laura Ciacci, Relazioni istituzionali di Slow Food e altri ancora.

Partendo dalle città e dal ruolo delle donne, l’iniziativa intende offrire un’ulteriore occasione di riflessione sulla sfida per un’uscita green dalla crisi economica, sociale e ambientale. Ma niente è scontato, né in Europa né nel nostro Paese, e non è detto che l’esito non sia invece più brown. È quindi necessario un sovrappiù di impegno, introducendo un elemento nuovo nella sfida della green economy, le donne, protagoniste assolute nelle scelte di acquisto e professioniste capaci e innovative. In Italia le donne sono responsabili del 66,5% del totale delle scelte di acquisto della famiglia e dunque è innanzitutto a loro che bisognerebbe rivolgersi per dare una spinta alla green economy e orientare il mercato.

E chi meglio delle donne può interpretare al meglio questa occasione. Peccato che il Global Gender Gap Report 2012 del World Economic Forum, che analizza a livello internazionale il divario di genere, collochi l’Italia complessivamente all’80° posto (arretrata di 6 posizioni rispetto all’anno precedente): si va dal 65° posto per livello di istruzione, al 101° per partecipazione e opportunità economiche offerte alle donne, con conseguenze in termini di segregazione in specifici e limitati settori professionali, retribuzioni inferiori e ridotta progressione nel lavoro.

Insomma, per come stanno le cose, e immaginando che possa realizzarsi un’uscita dalle crisi attraverso una transizione verso un’economia verde, il rischio è che siano maschili sia i lavori che si perdono, sia quelli che si ricreano, sia quelli in crescita. A meno di non attrezzarsi in tempo e promuovere una prospettiva di genere, con tutti i vantaggi per l’economia derivanti dalla presenza femminile, a maggior ragione in posizioni apicali o comunque di responsabilità: non a caso si dice che quello femminile non è un problema delle donne ma dell’economia.

E questo è solo l’inizio del confronto che si terrà domani a Roma, nella splendida Sala Pietro da Cortona all’interno dei Musei Capitolini.

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