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Ecologia modello Finlandia

Helsinki è la capitale mondiale del design sostenibile. Dai trasporti alle costruzioni agli oggetti. Ecco come nascono le idee a impatto zero. E come l’industria le fa diventare business.
di Michele Sasso

Atterrate in aeroporto e prendete l’autobus per arrivare in città. Intorno, non ci sono solo lingue di asfalto e code chilometriche di auto, ma piste ciclabili tra laghi e aree verdi. Così si presenta Helsinki, capitale della sostenibilità ambientale e del vivere green. Metropoli verde dove lo sviluppo sostenibile si fa design, idee che entrano nelle case di tutti.
Qui il passo tra l’idea e la sua applicazione è breve perché Helsinki è soprattutto un centro di professionisti, imprese e istituti di formazione nel campo del design e della creatività: 16mila aziende con più di 60mila dipendenti e un fatturato di 7,9 miliardi di euro per il 2011. Una vera e propria industria che costituisce l’ecosistema naturale della città: pubblicità, architettura, ingegneria, design, cinema, mass media, giochi, musica, arti dello spettacolo, editoria e arti visive. Tutto concentrato nel 2012, per dare il meglio come capitale mondiale del design. Obiettivo dichiarato: “Trasformare la città”. Sì, perché il design è un tutt’uno con lo sviluppo urbano, entrando di fatto nella maggior parte dei processi decisionali della politica locale. Con progetti di illuminazione, di valorizzazione della cultura locale (un milione e 800mila le saune in tutto il Paese), uso di arredamenti a basso impatto ambientale, riuso quasi esasperato di oggetti ed edifici, fino a progetti per promuovere l’uso dei mezzi pubblici e l’ampliamento delle aree pedonali. Usando materiale di riciclo ma soprattutto il legno delle sterminate foreste finlandesi. Tutti temi di cui si parla, ma che a Helsinki fanno parte del quotidiano.

“Il riconoscimento di World Design Capital dimostra che siamo all’avanguardia per quanto riguarda il design e la qualità alta della vita urbana”, dice il sindaco Jussi Pajunen. Perché per i finlandesi il concetto di design va oltre l’apparenza: “Il nostro obiettivo è sviluppare ulteriormente la città e migliorare la qualità della vita. Il modo di pensare inerente al design può essere sfruttato persino nella riforma dei servizi pubblici. I valori che sono alla base del buon design sono rappresentati da fattori quali l’accessibilità per l’utente, lo sviluppo sostenibile e l’esperienza piacevole”, continua Pajunen.
Questa filosofia di vivere, rispettare e costruire diventa realtà nel distretto di Arabianranta, fulcro del made in Finland. Punto di partenza per la progettazione del quartiere sorto dal nulla negli anni Ottanta è stato la relazione con l’arte e il design. La caratteristica per descrivere il quartiere di Arabianranta è lo spirito comune. Idee innovative nella pianificazione della città sono, per esempio, i cantieri collettivi per diverse tipologie di abitanti e abitazioni, dai moderni loft, alle ville, ma anche case per gruppi con particolari esigenze come comunità alloggio per anziani e residenze per disabili mentali. Oggi Arabianranta è una casa per 10mila persone, un posto di lavoro per 5mila e un campus per 6mila studenti e know how di centinaia di professionisti che si contaminano a vicenda.
Qui vengono progettati e realizzati oggetti di uso comune per l’arredamento che devono durare nel tempo ed essere sostenibili: per raggiungere questi risultati c’è una selezione dei materiali maniacale, cura del processo di produzione fino al packaging e alla logistica. Così Arabianranta, progettato per promuovere stili di vita creativi, è diventato incubatore di idee, imprese e lavoro. E “Arabia Finland” un marchio di riconoscimento per le industrie creative che contano 300 imprese e 4mila dipendenti.

E se vivere green è un mantra per tutto il Paese, c’è un quartiere nato per dimostrare quanto si può essere ecologici: Eco-Viikki. Costruito tra il 1999 e il 2004 a otto chilometri dal centro della capitale, in prossimità di una vasta zona agricola che forma una cintura verde attorno a un’importante riserva naturale. Il parco scientifico e il centro biologico dell’Università locale sono integrati con il quartiere residenziale, che comprende condomini e case a schiera per circa 2mila abitanti con servizi annessi: due ospedali, un centro giochi, una scuola e negozi con generi di prima necessità.

La costruzione di Eco-Viikki ha seguito criteri ecologici stringenti per ottenere la riduzione del 20% delle emissioni di CO2 rispetto alle costruzioni convenzionali, massiccio ricorso ai pannelli radianti nei pavimenti, riscaldamento geotermico ed energie rinnovabili (15% dei bisogni di riscaldamento sono soddisfatti dai pannelli solari sui tetti), una ventilazione naturale sostenuta dall’energia solare ed eolica, saune comuni alimentate a legna e soluzioni innovative per il congelamento delle derrate.
Così Helsinki cresce, si allarga, diventa volano per l’economia nazionale offrendo ai suoi abitanti alternative di alloggi per soddisfare diversi stili di vita e di lavoro. Con un’idea di fondo: amalgamare e unire spazi per il commercio, servizi e residenziale permettendo alle persone di vivere e lavorare nello stesso quartiere, riducendo al minimo le esigenze di pendolarismo. Per soddisfare il bisogno di abitazioni e per garantire forza lavoro, 5mila nuovi appartamenti sono in costruzione ogni anno. Per questo la sostenibilità è un fattore chiave dello sviluppo delle aree lasciate libere dal porto antico e dalle vecchie fabbriche, molte di queste di fronte al mare: come a Jätkäsaari, un ex sito di container trasformato in alloggi per 16mila persone; oppure Kruunuvuorenranta, una zona sul lungomare lasciata libera dai serbatoi di stoccaggio di petrolio, entro i prossimi dieci anni diventerà un quartiere residenziale. E ancora, Kalasatama si specializzerà in cultura e cibo, basandosi sull’ex centrale elettrica trasformata in un centro culturale e il mercato all’ingrosso.
La maggior parte dei nuovi quartieri sarà car free: pensati per le persone che preferiscono non possedere una macchina e vivere di soli mezzi pubblici. Molte di queste soluzioni, ora di uso comune, sono frutto dei numerosi movimenti urbani che incoraggiano stili di vita più sostenibili.
L’architetto Hella Hernberg, autrice del libro Helsinki beyond dreams, li ha raccolti nella bibbia dei sogni urbani diventati realtà. Dalla creazione di ristoranti in case private al riutilizzo di cantieri ferroviari abbandonati trasformati in giardini urbani fino ai contenitori di trasporto merci diventati accoglienti caffè. Come spiega l’autrice, “i progetti temporanei sono una piattaforma per nuovi esperimenti, e possono portare a nuove idee che alimentano l’energia creativa che c’è sotto la superficie di Helsinki”.

© L’Espresso

Oggi il distretto di Arabianranta è una casa per 10mila persone, un posto di lavoro per 5mila e un campus per 6mila studenti e know how di centinaia di professionisti che si contaminano a vicenda. (Foto: Valtteri Hirvonen – Eriksson&Company)
Oggi il distretto di Arabianranta è una casa per 10mila persone, un posto di lavoro per 5mila e un campus per 6mila studenti e know how di centinaia di professionisti che si contaminano a vicenda. (Foto: Valtteri Hirvonen – Eriksson&Company)
Dopo Torino nel 2008 e Seul nel 2010, a giugno dell’anno scorso Helsinki è stata eletta capitale internazionale del design per il biennio 2012-2013 dal Consiglio Internazionale delle Società di Industrial Design (ICSID). (Foto: Maarit Mustonen)
Dopo Torino nel 2008 e Seul nel 2010, a giugno dell’anno scorso Helsinki è stata eletta capitale internazionale del design per il biennio 2012-2013 dal Consiglio Internazionale delle Società di Industrial Design (ICSID). (Foto: Maarit Mustonen)
Quartiere Eco-Viikki, nato tra il 1999 e il 2004 a otto chilometri dal centro della capitale, dimostrazione di uno stile di vita ecologico. (Foto: Saara Salama)
Quartiere Eco-Viikki, nato tra il 1999 e il 2004 a otto chilometri dal centro della capitale, dimostrazione di uno stile di vita ecologico. (Foto: Saara Salama)

 

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