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Rapporto Ecosistema Urbano. Spunti e riflessioni sulle città future, gli ecoquartieri e le smart city


di Umberto Di Maria*

Cambiamenti climatici, emergenze umane, deragliamenti economici e sociali mettono oggi come mai prima il tessuto urbano alla costante prova di nuove emergenze. Alle città è richiesto di cambiare in modo profondo reinventando la mobilità, assicurando un rapporto nuovo tra città e campagna, ripensando il clima come fattore strategico di sviluppo, traendo valore dai rifiuti: rielaborazioni sociali che vedono al centro la partecipazione attiva dei cittadini. La XX edizione di Ecosistema Urbano, rapporto sulle qualità ambientali dei capoluoghi di provincia italiani, disegna i contorni delle buone pratiche esistenti e lascia spazio per spunti e riflessioni sulle città future, gli ecoquartieri, le smart city. Ne abbiamo parlato con Andrea Poggio – vice direttore di Legambiente.

“Nel complesso Ecosistema Urbano 2013 evidenzia con chiarezza la situazione di impasse in cui versa l’Italia delle città” spiega Andrea Poggio. Il livello medio dell’inquinamento atmosferico, uno degli indici del rapporto, ci dice che i livelli generali sono ancora di emergenza. La presentazione di Ecosistema Urbano 2013 è stata l’occasione per Legambiente per giungere a un documento di indirizzo proprio a riguardo dell’ambiente cittadino e in particolare degli ecoquartieri come molecole di sviluppo urbano sostenibile.

Quale sarà la nuova skyline delle città sostenibili?
Quello su cui siamo tutti d’accordo è che abbiamo di fronte una grande opportunità proprio in questo momento: affrontare i problemi delle periferie italiane, così come dei quartieri storici degradati e abbandonati, con una visione che tenga assieme aspetti edilizi e urbanistici, ambientali e di innovazione. È il momento di immaginare le aree degradate dentro la città, ossia quelle con complessi edilizi da ristrutturare o demolire e ricostruire per migliorare le prestazioni sismiche ed energetiche, per creare dei quartieri finalmente degni di questo nome con spazi pubblici ospitali, ricchi di attività e identità. Occorrono infatti nuove idee e un cambio radicale nelle politiche di intervento.

GreenBuilding-Magazine-Ecosistema-UrbanoUna palestra di urbanistica, un laboratorio di pratiche ambientali… Quali gli obiettivi?
Sono tanti interventi possibili ma abbiamo bisogno di una visione accattivante e ambiziosa, che sia capace di innescare una rigenerazione di tutte le città, una nuova forma urbana a bilancio positivo di consumo di suolo, capace di ridurre drasticamente i consumi energetici, per raggiungere precisi obiettivi di qualità e sostenibilità sia sociale che economica che ambientale. L’ecoquartiere di fatto deve diventare la palestra di formazione di nuove esperienze di accesso alle informazioni attraverso la condivisione di open data e soprattutto grazie alle forme di partecipazione attiva dei cittadini, anche attraverso comunità reali e virtuali: su questo come Legambiente abbiamo lanciato il nuovo sito www.viviconstile.org per la costituzione delle comunità di cambiamento degli stili di vita.

Se ne parla già da un po’…
Sì, e da questo punto di vista dobbiamo guardare all’Europa e al valore trainante delle prime esperienze dimostrative di housing ecologico degli anni Novanta come Vauban a Friburgo, Solar City a Linz, BedZED a Londra, Hammarby Sjostad a Stoccolma, GWL Terrein ad Amsterdam: coraggiosi tentativi che nel primo decennio di questo secolo si sono tramutati in decine di successi immobiliari, esempi di nuovo social housing, capaci di dare nuova identità a quartieri abbandonati, insediamenti in periferia e nelle aree dismesse. Oggi si stanno costruendo ecoquartieri in centinaia di città europee, capaci di ospitare migliaia di abitanti e lavoratori: in Francia 394 candidature al bando nazionale 2011 con un centinaio di cantieri aperti; ad Amburgo, in Germania, è aperto il più grande cantiere di trasformazione urbana d’Europa nella zona portuale. Anche in Spagna, nel mezzo della crisi, si stanno stanziando risorse pubbliche importanti negli “eco-barrios”.

E i cittadini, i residenti in tutto questo, che ruolo trovano?
Un ruolo centrale. L’ecoquartiere favorisce nuovi stili di vita urbani, al plurale, quanti saranno quelli delle comunità cittadine sempre più multiculturali e multietniche, nuove abitudini di vita come i comportamenti di mobilità in evoluzione o come l’uso dei servizi condivisi – si pensi ai nuovi luoghi di lavoro a cominciare dal co-working – o l’attenzione al consumo. Sempre più sostenibili ed equi. è proprio il cambiamento dello stile di vita dei cittadini che trasformerà il vivere urbano, le abitazioni e gli uffici, l’economia e la forma delle città.

* Comunicazione Fondazione Legambiente

(In apertura: Amburgo, Afbeelding)

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