single-image

Edifici green, così la natura invade le città

Se vogliamo sapere quali saranno gli edifici sostenibili che in questi anni incontreremo, dobbiamo cominciare con una visita allo studio di Thomas Heatherwick, uno dei più intelligenti architetti oggi in circolazione. Heatherwick, pur non avendo raggiunto i cinquant’anni – è nato nel 1970 – ha al suo attivo alcuni progetti che hanno segnato la storia del design, quali un ponte che si arrotola su se stesso, per lasciare passare le barche, e il padiglione britannico all’Expo del 2010 a Shanghai composto da 60mila fili di fibra ottica per ospitare altrettanti semi di piante esemplificative della biodiversità del Pianeta. A Shanghai ha in corso di completamento un complesso a uso misto la cui forma ricorda due montagne, popolate da circa mille elementi strutturali sui quali sono posti a dimora altrettanti alberi.

È un’evoluzione del concetto di Bosco Verticale proposto con successo da Stefano Boeri – anche con una versione futurista da portare nel 2117 sul pianeta Marte – e da diversi altri architetti che si stanno muovendo sull’ipotesi che la cementificazione che affligge le nostre città sarà ridimensionata nel momento in cui, accanto ai muri, si pianteranno essenze vegetali.

Su idee simili si muove il francese Jean Nouvel. Le persegue da tempo con progetti quali il Musée du quai Branly, dove per la prima volta nel centro di Parigi il ruolo di protagonista non lo ha la facciata dell’edificio, ma lo spazio verde. In Brasile, Nouvel ha in corso il completamento del Rosewood Tower, un grattacielo dove convivono funzioni residenziali e un albergo di 104 camere, 126 suite, ristoranti, piscine, centro benessere e altre amenità. Si tratta di un edificio paesaggio, un landscape building, che visto da lontano apparirà come una montagna incantata, un inserto urbano insieme naturale e artificiale.

In Vietnam, dove è operativo l’architetto Vo Trong Nghia, troviamo progetti realizzati in bamboo: una tecnica antica che però si mostra oggi estremamente versatile e conveniente, per le eccellenti caratteristiche di resistenza di questo materiale. E, anche, interventi dove il verde piantato nei cortili, nelle terrazze e nei tetti trasforma gli edifici in oggetti ibridi in cui è difficile tracciare il confine tra artificiale e naturale. Come, per esempio, nella FPT University a Ho Chi Minh City. “L’università – scrive l’architetto – è stata concepita per favorire l’armonia tra l’uomo e la natura. L’edificio servirà a ricostruire il verde che una volta caratterizzava la regione e aiuterà a formare una nuova generazione di pensatori.” Un programma ottimista che la dice lunga sulla volontà di molti architetti, oggi attivi sul mercato internazionale, di puntare alla natura, anche con immagini affascinanti che però sembrano simili le une con le altre.

Anche MVRDV è uno studio di architettura che da sempre ha puntato alla sperimentazione e all’innovazione. Anzi, possiamo dire che è stato uno dei primi ad aver inserito frammenti di natura nei piani alti di un edificio espositivo, e precisamente nel padiglione olandese all’Expo di Hannover del 2000. Oggi sta approfondendo questi temi con il Zhangjiang Future Park a Shanghai. Il complesso diventerà il nuovo punto focale della zona mettendo insieme 10mila metri quadrati di piazze, 37mila di attrezzature collettive, quali librerie e centri sportivi, e 56mila metri quadrati di parco. In città come Shanghai il verde e l’aria sono risorse indispensabili che vanno progettate, se si vuole trasformare metropoli oramai cariche di smog in centri piacevoli e vivibili.

Ad aiutare lo sviluppo di una coscienza ecologica, contribuiscono numerosi premi internazionali. Uno dei più importanti è il LafargeHolcim Award che, con un montepremi di due milioni di dollari, riesce ad attrarre oltre 5mila progetti pensati per più di 100 diverse nazioni. Tra i vincitori dell’ultima edizione ne vorrei segnalare due: uno di grandi dimensioni in Bangladesh e uno di piccole in India, per sottolineare quanto il discorso della sostenibilità debba essere condotto alle diverse scale. Il primo è la Floating University, del gruppo WOHA Architects, un’università su palafitte che sorge sopra una distesa d’acqua. La seconda è una Home for Marginalized Children, cioè per ragazzi negletti, realizzata da atArchitecture, un gruppo composto da due giovani e promettenti progettisti. La costruzione è fatta con materiali naturali a basso costo e si caratterizza per l’uso intelligente della luce e della ventilazione. Non è detto, infatti, che per essere sostenibili gli edifici debbano diventare artatamente complessi o fare ricorso a tecnologie costose e sofisticate.

Un capitolo importante della sostenibilità è costituito dal riuso e quindi dal rifiuto di consumare nuovo suolo. Tra i migliori progetti recenti vi è la torre a Copenhagen, realizzata dallo studio COBE recuperando un silo per la conservazione del grano.

Concluderei con due edifici: uno a energia zero e uno caratterizzato da un parco urbano. L’edificio a energia zero lo abbiamo presentato nello scorso numero di GreenBuilding magazine ed è la sede di Bloomberg a Londra dello studio Foster.

L’altro è un edificio recentemente completato da Renzo Piano, il Palazzo di Giustizia di Parigi. È un’opera gigantesca alta 160 metri. Eppure ha una sagoma articolata che consente all’edificio di non apparire opprimente e garantisce una terrazza giardino con un ettaro di verde e oltre 500 alberi. Segno di quanti numerosi e vari siano oggi gli approcci per realizzare un edificio ecologicamente sostenibile.

Jean Nouvelle_Musée du quai Branly © Roland Halbe

 

GreenBuilding magazine_photo RPBW-palais_de_justice-paris_Bloomberg_Pg. Nigel Young

You may like