single-image

Fienile di charme

Tra le alpi bavaresi la trasformazione di una vecchia baita in un’abitazione di design

L’architetto e interior designer tedesco Stephanie Thatenhorst e suo marito Markus erano alla ricerca di una casa dove trascorrere i fine settimana insieme ai loro due figli.

Greenbuilding magazine, Fienile di charme, Thatenhorst. Ph. © Kerstin Weidemeyer

“L’idea era di tornare alle mie radici, nelle montagne dello Chiemgau, dove sono nata e cresciuta, una fattoria tradizionale dove oggi ancora vivono i miei genitori. Ma non volevo una classica fattoria, perché ciò significa finestre piccole e soffitti bassi” spiega. Non trovava nulla che facesse al caso suo, fino a quando suo padre non le offre il fienile, perché non ne aveva più bisogno. Così Stephanie Thatenhorst torna alle origini, alla fattoria Chiemgau della sua famiglia, anche se solo per i fine settimana. Nel progetto ha voluto preservare accuratamente il fienile, che fa parte di un complesso storico, ma allo stesso tempo si avventura a sperimentare con i materiali.

Greenbuilding magazine, Fienile di charme, Thatenhorst. Ph. © Kerstin Weidemeyer

La sfida è tra folklore e design. “Le mie idee inizialmente sono state una sfida per gli artigiani locali, erano idee piuttosto insolite per l’ambiente tradizionale. Ma poi tutti si sono resi disponibili a provare qualcosa di nuovo, e il risultato è piaciuto molto.”

Così, il fienile del fine settimana non è diventato solo un rifugio, ma anche un campo di sperimentazione in cui Thatenhorst ha rappresentato la propria idea di bellezza: “Molto di quello che ho fatto qui, non lo farei mai in una casa in cui vivere permanentemente”. Una ricerca estetica molto radicale, talvolta non molto praticabile. Niente televisione, citofoni e interruttori, ad esempio, perché disturbano la vista.

“Per i mobili ho spaziato tra le limited edition di Dimorestudio, i tessuti di Kvadrat, le sedie di Giò Ponti; il resto dei mobili è progettato da me.”

Greenbuilding magazine, Fienile di charme, Thatenhorst. Ph. © Kerstin Weidemeyer
Ph. © Kerstin Weidemeyer

You may like