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Looking Around. Ciclo di incontri della Fondazione OAT sull’architettura contemporanea.


“Il titolo dell’iniziativa” sottolinea il presidente della Fondazione OAT Giorgio Giani “è esemplificativo della volontà di allargare il dibattito sull’architettura a livello internazionale: in un momento in cui la scarsità di risorse e di opportunità sembra spingere verso un ridimensionamento del proprio orizzonte di riferimento, il nostro vuole essere un invito ad estendere lo sguardo, ad ampliare la propria visione, a guardare a luoghi in cui al lavoro dell’architetto è ancora assegnata la potenza di immaginare il futuro e di saperlo progettare.”

Il primo appuntamento si terrà giovedì 19 marzo alle ore 18.00 con l’architetto olandese Renévan Zuuk, laureato alla Technische Universiteit Eindhoven, che coniuga nella sua attività la capacità di inaugurare percorsi progettuali alternativi, con la necessità di un contenimento dei costi nella realizzazione. Dopo aver lavorato allo studio Skidmore, Owings & Merrill a Londra e a Chicago, ha avviato la sua attività ad Almere, la città olandese di più recente fondazione (1984) e nel 2002 è stato nominato tra i finalisti del premio del NAI – Netherlands Architecture Institute per il miglior edificio progettato da un giovane architetto olandese.

Tratto comune del suo operato è l’uso creativo dei sistemi costruttivi e industriali: grazie ad un elevato grado di conoscenza delle tecnologie, van Zuuk cerca di massimizzare la “particolarità” dell’edificio attraverso configurazioni formali complesse, garantendo al tempo stesso un’estrema semplicità nella sua realizzazione, anche ricorrendo ai sistemi adottati nell’edilizia low cost. Tra i suoi lavori più noti, il Centro per l’Architettura di Amsterdam (ArCAm), un edificio definito un’architettura “blob” per sottolineare il suo aspetto organico, con curve e lineamenti flessuosi, creato con tecniche tratte dai sistemi produttivi industriali, e il complesso residenziale The Wave (Block 16). Questo progetto è stato realizzato con l’utilizzo del coffrage a tunnel, un sistema costruttivo sviluppato nel secondo dopoguerra per l’edilizia popolare e impiegato a Torino, ad esempio, per le due torri di corso Giulio Cesare: consiste nel gettare insieme solaio, tetto e setti laterali con risparmio di tempo e di costi, ma dando vita ad una struttura standardizzata. Van Zuuk usa il coffrage a tunnel in modo creativo gettando ogni tunnel con un leggero scarto in avanti o indietro rispetto a quelli adiacenti. Il risultato è un’architettura ondulata con costi di poco superiori a quelli di un edificio che impiega la tecnica in modo tradizionale.

Secondo Davide Tommaso Ferrando, scrittore e critico di architettura che modererà i quattro appuntamenti del ciclo della Fondazione OAT, “il lavoro di van Zuuk è la dimostrazione che si possono creare spazi complessi e di qualità senza richiedere grandi investimenti. Le ristrettezze economiche non sono un ostacolo alla buona architettura; al contrario possono essere uno stimolo all’adozione di soluzioni creative”.

Looking Around proseguirà con altri tre appuntamenti: il 14 maggio Santiago Cirugeda – Spagna, il 16 luglio De Vylder Vinck Taillieu – Belgio e il 15 ottobre Solano Benitez – Paraguay, sempre alle ore 18.00 presso la sede della Film Commission Torino Piemonte: “un’occasione per incontrare gli architetti e per farli incontrare tra di loro, per parlare di innovazione e buone pratiche e per ricordare che la cultura del progetto è un valore da perseguire quotidianamente. Ed è proprio con questa finalità che il ciclo è stato pensato, con un carattere divulgativo, aperto anche a cittadini e non addetti ai lavori” conclude Giorgio Giani.

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