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Il green building è conveniente


L’evoluzione di tecnologie e materiali sta annullando il divario di costi rispetto alle costruzioni tradizionali, rendendo più redditizi gli investimenti. Per questo gli analisti prevedono una crescita decisa del settore, sia in America che in Europa.

di Daniela Fabbri

“Green buildings simply make financial sense.” Semplice e diretto Harold Turner, vicepresidente di uno dei più importanti gruppi americani di consulenza nel settore delle costruzioni, ribalta quello che fino a oggi era stato uno dei principali ostacoli alla crescita del green building: il fatto che i costi di costruzione di edifici sostenibili fossero decisamente superiori, e quindi non convenienti, rispetto a quelli tradizionali. In realtà, grazie all’evoluzione delle tecnologie e dei materiali, questo non è più vero.

Sempre secondo Turner il mercato americano sta vivendo una fase positiva per il green building, con richieste in aumento per esempio per gli Zero energy buildings, gli edifici in grado di produrre in un anno la stessa quantità di energia che consumano. Verdi, ma anche estremamente efficienti grazie alle soluzioni di design e all’uso di materiali molto avanzati, e di conseguenza in grado di ripagare gli investimenti in tempi ragionevolmente brevi. Un esempio significativo di questo fenomeno è l’iconico Empire State Building, uno dei simboli di New York. Costruito negli anni Trenta, è protagonista proprio in questo periodo di un progetto di ristrutturazione che punta all’efficientamento energetico: a lavori conclusi si calcola che si potranno risparmiare 4,4 milioni di dollari l’anno di gestione, con un taglio del 38% delle spese. Un investimento che, grazie a questi risparmi, sarà ripagato in 36 mesi e che dimostra il financial sense del green building.

Non a caso le previsioni di crescita del settore sono decisamente favorevoli. Uno studio condotto da Navigant Research, uno dei principali gruppi di ricerca e consulenza sulle tecnologie pulite, stima che il mercato mondiale dei materiali verdi per l’edilizia, che nel 2013 valeva 116 miliardi di dollari, raggiungerà i 254 miliardi nel 2020. Un mercato che, fra l’altro, vedrà l’Europa giocare da protagonista, perché circa il 50% del giro d’affari in questo settore sarà sviluppato proprio nel vecchio continente. Una stima che potrebbe anche essere superata, secondo le previsioni del Turner Group, e che i ricercatori attribuiscono a una serie di fattori concomitanti, che giocheranno comunque a favore di una crescita di questo settore. Primo fra tutti il fatto che saranno sempre più diffuse politiche più restrittive sull’inquinamento ambientale e norme che porranno come priorità l’efficienza energetica e il green design. Fra i fenomeni dei prossimi anni gli esperti di Navigant Research individuano anche lo sviluppo di un sistema più selezionato di standard e strumenti, che renderanno più misurabile e trasparente la performance ambientale, con l’effetto collaterale, ma non secondario, di fornire prove più certe e meno discutibili sugli evidenti vantaggi competitivi del green building. A questo va aggiunto il fatto che l’evoluzione tecnologica, la migliore conoscenza dei processi industriali e la possibilità di lavorare sulle economie di scala consentirà di ridurre i costi dei materiali green e quindi di ridurre il gap fra costruzioni tradizionali ed edifici sostenibili.

Un ruolo importante in questo processo lo giocherà proprio il fatto di avere a disposizione dati di performance sempre più certi, che non solo consentirà ai produttori green di competere in modo trasparente con quelli tradizionali, ma soprattutto dovrebbe creare una spinta a migliorare le performance di tutti i prodotti. Oltre a rendere più evidente a progettisti e designer l’impatto e i benefici della scelta di questi materiali, rendendola più semplice.

Altri dati sul settore confermano una crescita impetuosa: sempre secondo Navigant Research il comparto degli Zero energy buildings dovrebbe passare dai 629 milioni di dollari l’anno del 2014 a mille miliardi nel 2035. In Europa invece gli investimenti per l’efficientamento energetico degli edifici dovrebbero crescere dai 41 miliardi di euro del 2014 ai più di 80 del 2023.

Una crescita che non potrà non coinvolgere anche l’Italia, uno dei paesi con il maggior numero di edifici (molti dei quali pubblici) che richiederebbero una ristrutturazione anche ai fini del miglioramento del conto energetico. Secondo il Cresme il comparto del green building offre oggi circa 400mila posti di lavoro, di cui 236mila creati a partire dalla fine del 2013, anno in cui fra l’altro grazie all’ecobonus sono stati fatti circa 23 miliardi di euro di interventi green sul patrimonio immobiliare.

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