single-image

Con KSEVT, una stazione spaziale in Biennale


Lo spazio inteso come cosmo è l’incredibile visione che il gruppo del padiglione sloveno presenta alla 14. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia, con il titolo Il problema della navigazione nello spazio – Supre:architettura. Un progetto che La Biennale di Venezia ha invitato, assegnandogli una sede centrale nell’Arsenale.

Nel suo passato la tradizione slovena annovera un illustre pioniere dell’architettura dello spazio Herman Potočnik Noordung, che nel 1928 pubblica la ricerca Il problema della navigazione dello spazio – Il motore a reazione. La sua visione dell’architettura viene espressa attraverso oggetti e fabbricati culturali (comprese le strutture architettoniche), che consentirebbero la sopravvivenza umana in caso di pericolo, persino nelle mortali condizioni di gravità zero, in modo da ricordare i fondamenti e l’importanza oggi assunta dallo spazio. L’idea di architettura per lo spazio di Potočnik è presentata dal gruppo sloveno a più livelli, partendo dall’asserzione che lo spazio a noi vicino sia da un po’ di tempo popolato da oggetti di varia provenienza, dai satelliti alle stazioni spaziali.

“Insediamenti” umani, ubicati in un luogo ostile all’uomo, essi svolgono numerose funzioni, come quella di unire i diversi sforzi culturali, se concepiamo la cultura come appropriazione di un ambiente attraverso svariati sistemi, quindi anche con l’architettura. Potočnik, in questo contesto, si pone come qualcuno che, prima di tutto, ha usato la sua conoscenza per rispondere alla domanda su come usare la tecnologia, che non sia nei termini di distruzione, ma per scopi umani comuni e per rendere possibile la sopravvivenza nello spazio. La storia dello stanziamento nello spazio è sempre stata, di conseguenza, una storia dell’architettura, legata soprattutto ai risultati scientifici e tecnologici.

Il Centro Culturale Europeo di Tecnologie Spaziali (KSEVT), ideatore del progetto sloveno alla Biennale di Venezia, sta lavorando sul collegamento che si può instaurare tra le soluzioni scientifico-tecnologiche e l’appropriazione dello spazio da parte delle Arti e delle Lettere. Dallo studio di questo rapporto, possiamo vedere lo sviluppo dell’architettura come un’interazione di due aspetti relativi agli impegni umani. Il contributo delle arti e delle scienze umanistiche alla progettazione architettonica dello spazio, delineato da Potočnik con il suo approccio non militarista, consiste nel riconoscere uno spazio culturale in assenza di gravità e in condizioni artificiali per gli esseri umani.

L’impegno di Potočnik e il suo apporto all’architettura è meglio comprensibile se associato alla storia del Modernismo, anche in Slovenia. La metodologia dei suoi progetti ha lo scopo di creare un ambiente adatto all’insediamento umano in un contesto totalmente artificiale – lo spazio – attraverso una serie di soluzioni architettoniche realizzate da prominenti architetti sloveni negli ultimi 100 anni, pur essendo queste spesso destinate a una funzione residenziale e sociale – ovvero all’idea di una vita migliore, con tutti i vantaggi per la civiltà, persino per i ceti sociali più deboli.

In occasione di questa Biennale, KSEVT offre, attraverso i tre diversi concetti, degli approcci per comprendere l’architettura dello spazio di Herman Potočnik e per una comprensione dello spazio architettonico in generale.

Supre:human esamina i disegni tecnico/umanistici realizzati da Noordung per uno spazio abitabile dall’uomo. Supre:living lo spazio è composto soprattutto da artefatti culturali (tra cui l’architettura) così come dell’appropriazione artistica (modernismo, avanguardia) e persino da un ampliamento di questo termine. Infine, Supre:composite presenta l’architettura slovena del secolo scorso come precursore e discendente delle aspirazioni architettoniche di Potočnik. Attraverso la presentazione di questi tre aspetti, KSEVT propone una visione particolare dell’esplorazione scientifico / artistica dello spazio nel passato.

(Foto: Tomaž Maček, © KSEVT)

GreenBuilding-magazine_Slovenia_©-KSEVT
Centro Culturale Europeo per le tecnologie spaziali; Matija Bevk, Aljoša Dekleva, Tina Gregorič, Rok Oman, Vasa J. Perović, Jurij Sadar, Špela Videčnik, Boštjan Vuga, 2012. Fotografo: Tomaž Maček, © KSEVT

You may like