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L’architettura sostenibile di Anupama Kundoo

Anupama Kundoo è nata in India, ma la sua architettura si è sviluppata fra Berlino, Londra, New York e Venezia. Nel suo lavoro predomina l’attenzione all’uso di materiali naturali e alla sostenibilità dell’edificio.

Lei è nata in India e vi è cresciuta prima di trasferirsi all’estero. Pensa che tutto ciò abbia influenzato la sua visione dell’architettura?
Certo, come avrebbe potuto essere altrimenti? Tutto, sin dai miei primi ricordi ed esperienze, così come i valori con cui sono cresciuta, mi hanno sicuramente plasmata e hanno influenzato il mio lavoro.

Forse vi è un modo diverso di vedere i rapporti tra spirito e materia…
In India ho potuto constatare che lo spirito e la materia coesistono sempre e costituiscono semplicemente due aspetti di tutte le cose esistenti. È importante non ignorare questo contatto con la spiritualità.

E l’architettura?
L’architettura non può essere percepita esclusivamente per la sua materialità, ma piuttosto dev’essere incentrata sulla vita, divenire una sorta di sfondo per questa vita vivace, e accogliere emozioni ed esperienze sensoriali.

Viaggia molto?
Sì, negli ultimi anni ho viaggiato e vissuto all’estero: da Berlino a New York, Brisbane e Madrid, e ora di nuovo a Berlino.

Si sente sradicata?
No. Ora casa mia si trova dentro di me, è come se le mie radici fossero ben piantate in India, ma i miei rami potessero crescere ovunque. Ogniqualvolta mi trovo in un posto nuovo, riesco a stabilire rapidamente una connessione con le radici. Piuttosto che sradicata, mi sento ben ancorata e ho la sensazione di espandermi. Siamo tutti ciò che siamo, là dove ci troviamo. Non conta tanto da dove proveniamo, ma dove siamo diretti.

Come possiamo oggi sviluppare un approccio innovativo nella costruzione di nuovi edifici?
Prima di parlare d’innovazione, sarebbe importante per noi architetti capire che cosa significhi costruire, conoscere i materiali da costruzione e capire gli elementi integranti della progettazione architettonica, come è sempre stato sino alla rivoluzione industriale e prima che tutto venisse standardizzato in modo così efficiente da poter essere prodotto in serie.

Quali sono i mali di oggi?
L’architettura contemporanea visualizza gli edifici in quanto forme e volumi funzionali, senza riflettere sulla materialità e sull’esperienza spaziale intrinsecamente connesse tra di loro. I materiali vengono spesso scelti in un secondo tempo rispetto alla fase concettuale, utilizzando cataloghi di materiali già pronti e selezionandoli uno alla volta, senza alcuna visione d’insieme. Questo ha portato alla concezione di quegli edifici ad alto consumo energetico che oggi causano problemi ambientali, sociali ed economici in tutto il mondo. Non si possono prendere scorciatoie quando si tratta di imparare e di innovare. Prima di innovare, bisogna conoscere i fondamentali, anche se utilizziamo un software intelligente. Altrimenti, diventeremo gli strumenti dei nostri strumenti, come già sta accadendo oggi stesso.

La sua è anche una critica alle smart cities?
Oggi parliamo di città intelligenti, di edifici intelligenti. Io preferisco parlare di cittadini intelligenti. Sono preoccupata dal fatto che il cittadino medio pare stia diventando sempre meno saggio con il passare del tempo, mentre le macchine stanno diventando sempre più intelligenti.

Come vede l’innovazione?
Sono convinta che una volta stabilito un legame profondo con i propri principi fondamentali, l’innovazione avverrà naturalmente, a mano a mano che ci si sentirà autorizzati a cambiare e aggiornare ciò di cui abbiamo bisogno per fare le cose in modo più efficace e intelligente. Nel maggio 2020 presso il Louisiana Museum of Modern Art, in Danimarca, inaugurerò una mostra personale per celebrare i 30 anni del mio impegno a favore dell’utilizzo di tecnologie di costruzione innovative per creare architetture che riflettano il nostro Zeitgeist.

Il titolo?
La mostra si intitola Taking Time perché credo che il Tempo, e la durata della nostra vita, siano la nostra risorsa principale.

Nei suoi edifici lei sembra utilizzare vecchie tecniche con un approccio moderno. È corretto? Che cos’è la bassa tecnologia per lei?
Non considero le tecnologie in termini di alta o bassa tecnologia. Per me, tecnologia significa semplicemente “come sono fatte le cose”.

Come vede i materiali moderni?
Disponiamo di così tanti prodotti chimici, plastica, indossiamo così tante maschere e cappelli protettivi, lavoriamo con i guanti per poter maneggiare cose nocive. Anticamente lavoravamo con il fango e la pietra, e tutto ciò era molto naturale. Ora ci consentono di utilizzare materiali nocivi e inquinanti da un lato, e, dall’altro, di sigillare in modo permanente le finestre per aumentare le prestazioni di efficienza energetica: mi sembra che si creino due problemi anziché risolvere uno dei due. Non mi piace l’idea che una finestra non possa mai essere aperta per ragioni di efficienza energetica legate al sistema di riscaldamento, non mi piace quest’idea di essere al chiuso, di totale esclusione dell’esterno.

Che cos’è per lei la sostenibilità?
All’inizio si pensava che tutto fosse infinito e che si potesse continuare per sempre, e poi, all’improvviso, ci siamo resi conto che tutto non è per niente infinito e che stiamo utilizzando le nostre risorse molto più di quanto sia stato fatto nei secoli passati. L’antica architettura vernacolare era più sostenibile. Ora, un edificio contemporaneo viene considerato “verde”, nonostante utilizzi molte più risorse rispetto ai vecchi modelli, ma pur sempre un po’ meno rispetto alle tendenze attuali… e allora viene considerato “verde”. In realtà non è abbastanza “verde”. Ti senti autorizzato a utilizzare così tante risorse semplicemente perché disponi dei soldi necessari per costruire quell’hotel e quella piscina. Penso che dobbiamo imparare a goderci la vita e a viaggiare senza aver bisogno di consumare così tanto: è l’unica alternativa.

Leggi tutta l’intervista sulla rivista cartacea 3-2019

Greenbuilding magazine, Anupama Kundoo. Ph. © Javier Callejas

Ph. © Juan Rayos – Ph. © Javier Callejas

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