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L’edilizia punta sulle ristrutturazioni

In cinque anni gli investimenti sul nuovo sono calati di 50 miliardi, mentre tiene il comparto delle riqualificazioni. È quanto emerge dai dati ance.
di Daniela Fabbri

50 miliardi di fatturato e 360mila posti di lavoro. Bastano queste due cifre a disegnare con nettezza la situazione del comparto dell’edilizia a cinque anni dall’inizio di una crisi che sembra non finire. Secondo il consueto osservatorio congiunturale dell’Ance, infatti, anche il 2013 non avrà segnali positivi, con altri 5 miliardi di fatturato destinati ad andare in fumo. A pesare è soprattutto il tracollo nella vendita di nuove abitazioni: un settore che nel 2007 faceva girare 47 miliardi di euro e che alla fine del 2013 ne produrrà poco più di 21, con una perdita percentuale del 54,6%.

Scorrendo i dati Ance è tutto un segno meno: dal 2008 al 2013 gli investimenti in edilizia sono diminuiti del 30%, attestandosi ai livelli più bassi degli ultimi 40 anni. Nel 2012 si è registrato un meno 7,6% rispetto all’anno precedente, e la previsione è di un ulteriore ribasso del 3,8% per l’anno in corso. In sei anni è diminuito del 54,2% il mercato delle nuove abitazioni e del 42,9% quello delle opere pubbliche, altro settore cruciale per il settore. Una crisi sintetizzata perfettamente dal dato sui permessi di costruzione: se nel 1995 erano circa 206mila e dieci anni dopo avevano raggiunto i 305mila, lo scorso anno sono crollati a 95mila.

Con questi dati inevitabile la ricaduta sul fronte occupazionale, che “vale” per l’Italia circa 3 milioni di posti di lavoro: dall’inizio della crisi le ore lavorate sono diminuite del 34,1%, nel 2012 sono state 140 milioni le ore di cassa integrazione richieste, un dato triplicato rispetto al 2008 e che ha visto un ulteriore preoccupante aumento del 28,2% nei primi quattro mesi di quest’anno, comparati allo stesso periodo del 2012.

I motivi del crollo sono sotto gli occhi di tutto: l’effetto domino della “bolla” immobiliare americana ha determinato la crisi globale, la diminuzione dei consumi, la stretta creditizia che ha di fatto bloccato l’accesso ai mutui per giovani e famiglie, la perdita di posti di lavoro. E, sul fronte pubblico, la stretta sui conti imposti dall’Europa, con l’irrigidimento del Patto di Stabilità interno, ha influito sugli investimenti delle amministrazioni pubbliche (-10% la previsione di investimento del 2012 sull’anno precedente, con un ulteriore taglio del 4,7% previsto per quest’anno) e determinato il blocco dei pagamenti. In questo quadro pochissimo ha inciso il Piano Casa proposto dal governo Berlusconi nel 2009 con l’obiettivo di far ripartire il settore e rimasto invece al palo anche per l’eccesso di vincoli burocratici denunciati dai costruttori. Mentre molto, sempre secondo le associazioni di categoria, ha pesato la reintroduzione dell’Imu.

In questa situazione drammatica l’unico comparto che tiene è quello delle ristrutturazioni, trainato almeno fino alla fine di giugno dal bonus del 50 e 55% di detrazioni Irpef sulle manutenzioni straordinarie e le operazioni di efficientamento energetico. E che dalle ristrutturazioni possa venire la boccata di ossigeno determinante per il settore lo dicono tutti gli studi: secondo le stime di Nomisma, per esempio, il 19% del patrimonio immobiliare italiano (quasi 5,7 milioni di abitazioni) avrebbero bisogno di un intervento di ristrutturazione e riqualificazione. Quasi l’80% delle costruzioni ha ancora un enorme gap da colmare dal punto di vista delle prestazioni energetiche, e un’operazione complessiva da questo punto di vista consentirebbe sicuramente di mettere in gioco investimenti e lavoro per il settore. Lo conferma il Cresme, che ha stimato che i circa 1milione e 400mila interventi di questo tipo messi in atto nel 2011 hanno avuto un impatto positivo per quasi 50mila posti di lavoro.

Davanti a uno scenario di questo tipo il settore dell’edilizia chiede a gran voce interventi decisi da parte della politica. Un primo tassello positivo è stato senza dubbio quello messo in extremis dal governo Monti con il decreto che consentiva lo sblocco dei pagamenti della Pubblica Amministrazione, fino a questo momento incatenati dai vincoli del Patto di stabilità interno. Una misura che ha consentito di liberare circa 7,5 miliardi di euro di spese in conto capitale. La partita ora però si gioca sulla proroga dei bonus sulle ristrutturazioni. Il ritorno al 36% secondo i costruttori avrebbe infatti un effetto negativo sul settore, nonostante l’Istat preveda un trend positivo nel 2013 per il mercato delle manutenzioni e degli interventi di eco-efficientamento. Per il momento il governo non ha sbloccato la pratica, nonostante il ministro Zanonato abbia confermato la “volontà politica” di prorogare gli incentivi almeno fino a fine 2013. Il problema naturalmente sono le risorse e il reperimento della copertura necessaria a questo tipo di intervento.

Gli appelli della categoria sono sempre più pressanti: Ance e Abi hanno anche messo a punto un documento comune per tentare di individuare qualche soluzione alla crisi del settore. Fra le misure richieste la stabilizzazione degli incentivi per le riqualificazioni, un piano nazionale di ammodernamento degli edifici pubblici, la correzione dell’Imu e la maggiore apertura di flussi di credito per l’acquisto di abitazioni di qualità. Secondo Abi e Ance circa 10 miliardi aggiuntivi potrebbero essere messi a disposizione dei mutui per la casa con un’operazione di covered-bond, che gli istituti di credito potrebbero emettere per garantirsi liquidità a medio-lungo periodo, da girare poi ai privati. Magari con la collaborazione della Cassa Depositi e Prestiti.

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