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Lorenzo Linthout. L’architettura del silenzio nelle sue fotografie


Per Lorenzo Linthout fotografare il silenzio nella giungla urbana è un lavoro di privazione, sottrazione e negazione; per riportarla a una sobrietà lessicale, a un’assenza di chiasso strutturale, di ridondanza stilistica, viene resa quasi irriconoscibile nel suo estraniamento da qualsiasi disturbo visivo e da tutto ciò che appartiene alla realtà, viene ripulita e denudata da ogni traccia contestuale ed eccesso di forma.

Così spogliata, questa architettura appare “non assordante” e quindi “tendente al silenzioso”, illuminata dalla luce del cielo, che diventa un asettico sfondo e rappresenta il silenzio e la decontestualizzazione in queste immagini fuori dal tempo. La forza silenziosa dell’architettura: un’architettura che ha il compito di esaltare lo spazio vuoto.

Lorenzo Linthout nasce nel 1974 a Verona, città nella quale vive. A ventiquattro anni si laurea presso la Facoltà di Architettura “Biagio Rossetti” dell’Università degli Studi di Ferrara. Agli studi di architettura unisce il concetto dell’immagine con l’intento di “vedere” e “fermare” l’istante di un momento attraverso gli ingranaggi dell’universo fotografico astraendone significati spazio-temporali dal mondo reale per portarli su di una superficie bidimensionale, creando un ponte reale fra codifica e decodifica di fenomeni e immagini. Predilige il tema dell’urban-street che, associato al continuo interrogativo del rapporto fra incomunicabilità e spazi urbani, fra l’uomo e l’architettura, fra l’indicibilità del reale e la solitudine del soggetto – temi che ritiene onnipresenti di questo secolo – cerca di fermarli attraverso immagini dal carattere metafisico.

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