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L’architetto Luca Meda, artista e uomo di fabbrica, in mostra alla Triennale di Milano


Luca Meda. La felicità del progetto. È questo il titolo della mostra inaugurata da pochi giorni alla Triennale di Milano, dedicata all’architetto Luca Meda (classe 1936), protagonista di un’eccezionale e fondamentale stagione dell’architettura italiana.

La ricchezza dei disegni presentati in mostra offre tutta l’ampiezza tematica e figurativa di un autore che ha coniugato architettura e design in un ininterrotto e gioioso impeto creativo. La mostra, ampiamente costituita da schizzi di studio, racconta soprattutto l’ideazione delle opere, da cui traspare quello sguardo vitale che Luca Meda rivolge allo spazio abitato ancor più avvincente per il modo con cui esso è animato, da donne soprattutto, rotonde e festose, da uomini, animali, giullari… mentre la mano veloce appunta e, inarrestabile, giocosamente commenta, inventa, modifica, colora, sorride…

La mostra racconta il processo di formazione degli elementi di arredo e dei piccoli elettrodomestici, tendendo un arco dalla fase ideativa a quella realizzativa, alla comunicazione e alla promozione del prodotto: le opere realizzate per Radiomarelli e per Girmi, e soprattutto, in un ventennale sodalizio, con Molteni, Dada e Unifor.

L’oggetto di design è non solo forma, ma macchina, di cui indaga (e nei disegni rappresenta) il dispositivo funzionale dei molti elettrodomestici, dei molti mobili che riuniscono tradizioni di forme e materiali con invenzioni, quali la componibilità.

E ogni oggetto di design trova nello spazio di una memoria radicata nelle scene urbane e domestiche, nei paesaggi marini e lacustri rivisitati con lieve poesia, le scene per una vita delle forme e delle persone che le abitano solcata da stratificazioni e analogie. Così il continuo ritorno all’architettura è un ripensare costante, un riannodare pensieri attraverso le molte scale, le diverse misure, le molteplici dimensioni della vita umana, simboliche, storiche, sociali, private, pubbliche…

La mostra rispecchia dunque questa coesistenza, questo agire in continuo movimento tra le persone, gli oggetti, le forme: e come se staccasse ora i disegni dal suo tavolo da lavoro, essa ci presenta insieme le architetture, gli oggetti, gli allestimenti, gli appunti per progetti fantastici, mai realizzati e irrealizzabili, i disegni degli affetti, per sé, per la sua famiglia.

Non dunque un approccio tematico o cronologico, non dunque il racconto di una storia, ma una mostra per parlare di un artista e del suo mondo di forme: contaminazioni tra le arti e tra le discipline del progetto, scene, macchine, giochi, piaceri… sono le sezioni che articolano l’esposizione, i centri di gravitazione che travalicano le scansioni del mestiere, soverchiato qui dalla felicità del progetto.

(Foto in apertura: Allestimento per il Banco delle Zitelle a Venezia, 1995)

GreenBuilding-magazine_Luca Meda
Poltrona ViveBe, Molteni&C, 1988.

 

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