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Massimiliano Fuksas. Artista sempre al lavoro.

I suoi progetti si susseguono senza sosta: ora sta concludendo un auditorium con museo d’arte contemporanea e un palazzo di giustizia a tbilisi, un vecchio edificio da ristrutturare a Beverly Hills, la torre della regione a Torino. Perché per lui creare è avvicinarsi alla spiritualità e quindi non c’è bisogno di staccare la spina. Per questo l’edificio a cui è più legato è la chiesa di Foligno. E il personaggio che avrebbe voluto essere? Un poeta, Giorgio Caproni.
di Luigi Prestinenza Puglisi

Nella biennale di Venezia del 2000, da te curata, hai sottolineato la vitalità del caos delle periferie e della metropoli. Non credi che sia possibile pensare a città più a misura d’uomo? E quale potrebbe essere questa misura?
La misura è fondamentale perché chi vive nella città è l’uomo. È un concetto che ho cercato di trasmettere attraverso il titolo della biennale che era, se ricordi, Less Aestethics More Ethics. Bisogna però considerare che avere oggi il controllo della metropoli è pia illusione. Anzi, a pensarci bene, è dal 1600 che la pianificazione dello sviluppo della città è diventata difficile se non impossibile. Come intervenire oggi? Probabilmente partendo dal presupposto che il caos potrebbe generare un ordine, essere esso stesso una forma di ordine che adesso non riusciamo ancora a gestire. Penso che nel prossimo futuro potremmo anche scoprire l’algoritmo del caos.

I tuoi edifici sono stati accusati di essere sculture, anche magnifiche, ma poco compatibili con la dimensione ecologica. Che rispondi? E quanto conta nei tuoi progetti la sostenibilità?
Mi chiedo se chi muove queste osservazioni abbia analizzato attentamente i miei edifici per capire se effettivamente sono sostenibili. Certo non lo sono se li guardiamo attraverso la retorica degli ambientalisti sempreverdi.
Nel Palazzo dei congressi che sto costruendo all’Eur ci sono 3mila mq di pannelli fotovoltaici, le pareti vetrate sono doppie per avere un’ampia intercapedine d’aria e gli impianti sono a emissione zero di CO2. La Torre di Torino, un altro cantiere in corso di realizzazione, prende l’acqua in falda per diminuire l’energia necessaria per il riscaldamento e per il raffreddamento. Sulla sommità della torre c’è un giardino pensile, diverse serre trovano posto all’interno dell’edificio e in stretto collegamento con l’asilo nido ci sono alcuni spazi verdi per i bambini. Il bacino d’acqua dell’edificio per la Ferrari serve per scambiare la temperatura. E nelle gocce per Nardini l’acqua è captata in falda.
Che l’edificio debba consumare la minore energia possibile è scontato e gli architetti non dovrebbero neanche dirlo. Così come non dovrebbero dire che sanno che in Italia l’esposizione a est è migliore di quella a ovest e che al nord sarebbe preferibile collocare i servizi igienici. Chi si vanta di sapere tali banalità mi fa ricordare quei personaggi che si vantano delle loro conquiste sessuali. Per scoprire che sono solo chiacchieroni e magari impotenti.

Tu hai affermato che oggi in Italia si dovrebbero abbattere molti palazzi e non solo quelli abusivi, per esempio lo Zen a Palermo e Corviale a Roma. Secondo te questi grandi alveari sociali sono mostri metropolitani irrecuperabili?
Io credo che si possa migliorare qualsiasi edificio, anche i peggiori. Recentemente, per esempio, hanno trasformato con successo delle carceri in alberghi di lusso. Tutto è possibile, anche se devo dire che non ci andrei mai per non sentire il dolore che trasuda dalle pareti.
A volte, per ottenere cambiamenti accettabili, occorre tagliare, affettare, ricostruire. A volte bastano semplici operazioni. A Port de Bouc in Francia ho lavorato alla riqualificazione di un quartiere degradato. L’idea è stata semplice: bisognava far uscire gli abitanti dall’isolamento domestico. E perciò è bastato eliminare la strada posta a nord e realizzarne una più solare, più invitante e più ariosa a sud.
Ma parlare troppo di queste questioni può dare la stura alla retorica e ancora una volta si corre il rischio di far prevalere l’estetica sull’etica.

Oggi si accusano le tecnologie più raffinate di essere poco attente all’uomo e si predica il bisogno di tornare ai materiali naturali e semplici. Tu che ne pensi? E tra High Tech e Low Tech cosa scegli?
Quando si realizza una piazza in legno, come per esempio è accaduto per la Grande Biblioteque di Parigi, si corre il rischio di fare un pavimento scivoloso. E, peggio, di abbattere una foresta. Amo il legno ma non condivido l’illusione che lavorare con questo materiale sia necessariamente ecologico. Se rovino una collina per avere un bell’effetto urbano, ho eseguito un’operazione a bilancio negativo. Certo bisogna lavorare con materiali facilmente reperibili sul mercato locale. È una questione di equilibrio. E l’acciaio (a parte il recente caso dell’Ilva) è uno dei materiali più facilmente riciclabili e reperibili. Anche il vetro. Ed è un buon motivo per non stare né dalla parte dell’High Tech né del Low Tech.

C’è un gran parlare di recupero della lentezza, dello slow food, del tempo della meditazione. Che ne pensi? Ti ritrovi in un mondo di questo tipo?
Si può riflettere su un aereo, su un treno ad alta velocità, a cavallo, sopra un calesse. Il pensiero non è legato alla velocità o alla lentezza dei nostri mezzi di comunicazione. È legato al cervello. Bisogna aggiungere che oggi lo slow food e la lentezza si sono trasformati in business perché fanno moda.
Abbiamo visto architetti falliti che stanno cercando di riciclarsi diventando sociologi o antropologi. C’è molta ipocrisia e anche egoismo contrabbandato per altruismo.

Qual è il posto dove vorresti andare quando stacchi la spina? A proposito, la stacchi mai la spina?
Quando crei ti avvicini al Padreterno e alla spiritualità (sorride) e quindi non senti il bisogno di staccare la spina. Forse l’architetto è come un artista sempre al lavoro o che comunque non ha dei momenti prestabiliti in cui lavora o in cui si riposa. Ci sono luoghi che ti invitano a lavorare e altri no. Nella mia casa in Toscana, vicino a Siena, mi viene sempre voglia di disegnare. In altri preferisco fare altre cose o non fare niente.

Qual è il progetto realizzato in Italia a cui sei più legato? E perché?
La chiesa di Foligno: è uno dei mie progetti più spirituali e più legato alla mia e, forse, nostra condizione. Un percorso di spiritualità ancora poco praticato e indagato.

È difficile lavorare in Italia? Un velocissimo consiglio al prossimo Presidente del Consiglio.
Per fortuna, per me non lo è stato. Ho realizzato la Fiera di Milano in 26 mesi e senza sforare il budget. Sto costruendo la torre di Torino: ha stentato a partire ma adesso procede. Positive sono state le esperienze con Ferrari e Nardini. Quello che in Italia non funziona è che c’è una burocrazia senza Stato ed è proprio la mancanza di Stato che rende la burocrazia farraginosa e impotente. Che suggerirei al Presidente del Consiglio? Di girare tra la gente per rendersi conto di ciò che dice e pensa e di come vive. Solo così ci potrà essere un ravvicinamento tra due mondi che non s’incontrano più. Non succedeva neanche ai tempi dell’impero romano, quando gli imperatori, per sapere cosa diceva e pensava la gente, si travestivano da popolani e andavano ad ascoltare.

Raccontaci dei due progetti internazionali ai quali stai lavorando che ti coinvolgono di più.
Sono i progetti di Tbilisi in Georgia. Pochi li conoscono perché li tengo ancora per me: un auditorium per la musica con museo d’arte contemporanea e un palazzo di giustizia. E una ristrutturazione negli USA a Beverly Hills dove sto trasformando un vecchio edificio cercando di non alterarne le strutture.

Posso farti una domanda un po’ impertinente e che ho fatto anche a Renzo Piano? Se non fossi stato Massimiliano Fuksas, chi saresti voluto essere?
Giorgio Caproni.

(Foto: © Studio Fuksas)


Biografia
Massimiliano Fuksas, di origini lituane, nasce nel 1944 a Roma dove si è laureato in Architettura nel 1969 presso l’Università La Sapienza. Nel 1967 crea il suo studio di Roma, cui segue nel 1989 quello di Parigi. Dal 2008 ha uno studio a Shenzhen in Cina. Dal 1998 al 2000 è stato Direttore della VII Mostra Internazionale di Architettura di Venezia: Less Aesthetics, More Ethics. È stato Visiting Professor presso numerose università, tra le quali: l’École Spéciale d’Architecture di Parigi, l’Akademie der Bildenden Kunste di Vienna, la Staadtliche Akademia des Bildenden Kunste di Stoccarda e la Columbia University di New York. Dal 2000 è l’autore della rubrica di architettura fondata da Bruno Zevi del settimanale L‘Espresso. Vive e lavora tra Roma e Parigi.

Tra i progetti in corso di realizzazione:
Rhike Park, Teatro, Galleria espositiva, Tbilisi, Georgia, 2010-2012; Shenzhen Bao’an International Airport, Terminal 3, Shenzhen, Cina, 2008-2013 (prima fase); Nuovo Centro Congressi Eur, Auditorium (1.800 posti), Hotel (441 camere), Roma, Italia, 1998-2013; Flagship Benetton, Roma, Italia, 2008-2013; Torre per Nuovo Centro Direzionale Regione Piemonte (altezza torre 205 m), Torino, Italia, 2001-2014.

Tra i progetti realizzati:
Tbilisi Public Service Hall, Tbilisi, Georgia, 2010-2012; 18.Septemberplein (piazza e parcheggio interrato per 1.700 posti biciclette), Eindhoven, Olanda, 2003-2010; Peres Peace House (Auditorium da 100 posti, Uffici, Libreria, Mediateca), Jaffa, Tel Aviv, Israele, 1999-2009; Chiesa San Paolo, Foligno (PG), Italia, 2001-2009; Armani Fifth Avenue, NYC, USA, 2007-2009; Nuovo Polo Fiera (area fiera: 1.000.000 mq; totale posti parcheggio: 31.370; asse centrale: 1.500 m), Rho-Pero (MI), Italia, 2002-2005; Nardini Centro Ricerche e Auditorium da 100 posti, Bassano del Grappa (VI), Italia, 2002-2004; Ferrari Centro Direzionale e Ricerche, Maranello (MO), Italia, 2001-2004.

Ferrari Centro Direzionale e Ricerche, Maranello (MO), Italia, 2001-2004. (Foto: Maurizio Marcato)
Ferrari Centro Direzionale e Ricerche, Maranello (MO), Italia, 2001-2004. (Foto: Maurizio Marcato)
Nardini Centro Ricerche e Auditorium 100 posti.  Bassano del Grappa (VI), Italia, 2002-2004. (Foto: Maurizio Marcato)
Nardini Centro Ricerche e Auditorium 100 posti. Bassano del Grappa (VI), Italia, 2002-2004. (Foto: Maurizio Marcato)
Chiesa San Paolo, Foligno (PG), Italia, 2001-2009. (Foto: Moreno Maggi)
Chiesa San Paolo, Foligno (PG), Italia, 2001-2009. (Foto: Moreno Maggi)
Nuovo Polo Fiera Milano, Rho-Pero, Milano, Italia, 2002-2005. (Foto: Ramon Prat)
Nuovo Polo Fiera Milano, Rho-Pero, Milano, Italia, 2002-2005. (Foto: Ramon Prat)
Tbilisi Public Service Hall Tbilisi, Georgia, 2010-2012. (Foto: Moreno Maggi)
Tbilisi Public Service Hall Tbilisi, Georgia, 2010-2012. (Foto: Moreno Maggi)

intervento-KerakollKerakoll per il Nuovo Centro Congressi Eur
Kerakoll è stata technical supplier per la fornitura di adesivi per la posa della pavimentazione in marmo di dimensioni 120x60x3 cm. In particolare il prodotto utilizzato è stato H40 Eco Flex, adesivo minerale certificato, ecocompatibile ideale per la posa di piastrelle ceramiche e gres di tutti i tipi, marmi e pietre naturali stabili, a pavimento e parete, su fondi minerali o cementizi e inassorbenti, con spessore fino a 10 mm. H40 Eco Flex è un adesivo monocomponente a ridotte emissioni di CO2 e bassissime emissioni di sostanze organiche volatili, contiene materie prime riciclate ed è riciclabile come inerte a fine vita.

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