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Milano 2015. Uno sguardo sull’anima della città


Milano 2015 è l’affresco collettivo che ascolta e indaga l’anima della città nell’anno in cui lo sguardo del mondo si posa sull’Italia. Dalle viscere del sottosuolo fino al cielo, un racconto sentito – con echi dal passato e l’impellenza della quotidianità attuale – attraverso mondi apparentemente lontani: dai dormitori al grattacielo più alto del Paese, dai teatri chiusi all’eccellenza della Scala, dai ragazzi delle seconde generazioni alla percezione della città vissuta in un monastero di clausura. Un racconto in cui sei registi con la loro diversa sensibilità, hanno battuto strade, si sono soffermati su volti, hanno carpito parole per un’interpretazione della variegata “civitas”.

Tutto questo e molto altro è racchiuso in Milano 2015, prodotto da Lionello Cerri e in uscita il 12 ottobre in occasione della Festa del Cinema 2015. Un racconto a più voci e da diverse prospettive di una città che cambia ripresa a volte da registi affermati (Silvio Soldini e Giorgio Diritti), da un musicista (Elio), un’attrice (Cristiana Capotondi), un ballerino (Roberto Bolle) e un politico ormai documentarista (Walter Veltroni).

Alcuni sono nati e cresciuti a Milano, altri ci sono arrivati per diversi motivi, ma tutti e sei comunque legati alla città in modo intenso.

Come sostiene l’autrice di tutto il progetto Cristiana Mainardi, è difficile stabilire un inizio preciso di questa stagione milanese ma c’è stato un momento in cui, anche nelle pieghe della quotidianità, si è iniziata ad avvertire un’intenzione trasversale, comune. Una sorta di risveglio, perché è un luogo comune che Milano non dorma mai. Un desiderio – a volte più diffidente, a volte più speranzoso – di iniziare a guardare la città, che stava effettivamente modificandosi, con una nuova disposizione e forse anche un certo stupore. Di guardare non solo ai luoghi, ma anche a quello che i luoghi significano per come sono abitati e vissuti. Di guardare di più gli uni agli altri, soffermandosi ad osservare superando un altro stereotipo – quello della fretta – o fendendo la coltre di quella nebbia che davvero non c’è più.

Negli ultimi anni, con l’occasione di Expo, Milano ha voluto e dovuto provarci. Anche mettendosi in discussione e con le sue molteplici contraddizioni. E il 2015 resterà – oggettivamente e aldilà di qualsiasi giudizio di merito – un periodo storico, anche per come attraverso Milano il mondo ha puntato l’attenzione sul Paese.

Nel solco di questa premessa è nata l’idea di fissare in un documento frammenti di vita dell’oggi, credendo fermamente nel potere di quel cinema della realtà capace di elevare i piccoli gesti di diverse quotidianità in un destino comune. Un racconto che inevitabilmente non ha mai pensato di essere esaustivo, ma dove piuttosto sembrava interessante tentare la scommessa probabilmente più ardua e al tempo stesso vincente di Milano, città multietnica e accogliente per vocazione: è storia che il tessuto sociale milanese assimili le più disparate diversità e magicamente ne faccia la sua stessa identità.

In questo senso è stata una suggestione fondante anche riscoprire Milano 83 di Ermanno Olmi, pensato e realizzato per raccontare la città in una collana dedicata alle capitali d’Europa in quei famosi anni Ottanta ma “censurato” dopo una presentazione al Festival di Venezia, con la colpa di aver rappresentato una città molto lontana dall’immagine patinata di quella che allora era la “Milano da bere”. Trent’anni dopo, nel 2013, Olmi venne a Milano per una proiezione di quel documentario recuperato dal dimenticatoio e disse che si doveva ricominciare, “con una comunità che fosse civitas”.

E proprio da un concetto di comunità si è sviluppato il progetto di affidare a più sensibilità la ricerca e l’interpretazione di Milano 2015, che con le sue diversità – anche quelle irrisolte – sembrava interessante rappresentare componendo un affresco collettivo anche rispetto al punto di vista autoriale, da chi a Milano è nato, a chi vi è giunto bambino sulle ali di un talento, da chi l’ha scelta per amore o a chi la conosce per mestiere fino a chi, per raccontarla, l’ha dovuta scoprire.

Ne è uscito un confronto schietto e senza tesi precostituite tra tante visioni, che ha condotto a un viaggio dentro i luoghi, le difficoltà, i sentimenti, le capacità, i bisogni della città, recuperando anche frammenti del passato, e con il cuore immerso nell’oggi.

Milano 2015, Tre Milano, Silvio Soldini
Milano 2015, Tre Milano, Silvio Soldini
Milano 2015, Solferino 28, Cristiana Capotondi
Milano 2015, Solferino 28, Cristiana Capotondi
Milano 2015, Magica e veloce, Walter Veltroni
Milano 2015, Magica e veloce, Walter Veltroni
Milano 2015, La fabbrica dei sogni, Roberto Bolle
Milano 2015, La fabbrica dei sogni, Roberto Bolle
Milano 2015, La capitale morale, Elio
Milano 2015, La capitale morale, Elio
Milano 2015, Cielo, Giorgio Diritti
Milano 2015, Cielo, Giorgio Diritti

 

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