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Nantes, Capitale Verde d’Europa

Un riconoscimento che la commissione europea assegna a città che elaborano politiche a tutela dell’ambiente, qualità della vita e crescita economica.
di Daniela Fabbri

EGC_logo_Nantes_ENÈ Nantes, la città della Francia occidentale conosciuta fino agli anni Trenta come la “Venezia dell’Occidente”, la Capitale Verde d’Europa per il 2013. Un riconoscimento che la Commissione europea aveva attribuito prima di Nantes a Stoccolma, Amburgo e alla spagnola Vitoria-Gasteiz e che premia città che elaborano politiche in grado di combinare rispetto per l’ambiente, qualità della vita e crescita economica. E soprattutto capaci di inventarsi un modello alternativo ma replicabile in altri contesti. Un modello che Nantes, 600mila abitanti, sesta città di Francia per popolazione e terza per numero di posti di lavoro disponibili, affacciata sulla Loira e a 55 chilometri dall’Oceano Atlantico, ha cominciato a elaborare già a partire dai primi anni Novanta. Nel momento in cui la crisi della cantieristica navale e l’espulsione dal tessuto produttivo di circa 60mila lavoratori avevano imposto un ripensamento complessivo del destino produttivo ed economico della città. Un trauma profondo, che aveva coinvolto anche il senso di identità di una comunità che per oltre un secolo aveva vissuto in osmosi con il suo tessuto industriale e che si trovava improvvisamente a doversi inventare un nuovo ruolo e un nuovo modello di crescita e di coesione sociale.

È nata in quel momento, come spesso accade nei momenti di crisi, la scommessa che ha portato gli amministratori della città francese a scegliere di investire sulla sostenibilità e su un futuro verde. Con una prima decisione, quasi simbolica: la reintroduzione (nel 1985, prima città francese a farlo) della rete tramviaria elettrica che era stata dismessa nel 1958 e che oggi trasporta circa 65 milioni di passeggeri l’anno per 44 chilometri di percorso. La politica dei trasporti, che fa sì che oggi meno della metà degli spostamenti degli abitanti sia fatto in auto dove viaggia solo il conducente, è stata infatti uno dei punti che ha convinto la Commissione europea a promuovere Nantes Capitale Verde.

La mobilità è però soltanto uno dei tasselli della strategia messa a punto da Jean-Marc Ayrault, sindaco della città ininterrottamente dal 1989 al 2012. Partendo dalla necessità di trovare una nuova destinazione per tutta l’area dei cantieri, Ayrault ha pensato a un modello fondato su tre grandi direttrici: i trasporti appunto, il miglioramento della qualità dell’aria e la riduzione del consumo di suolo. Il tutto tenuto insieme da una strategia battezzata jeu à la Nantaise, che ha previsto il coinvolgimento attivo dei cittadini nelle grandi decisioni. Il risultato è una città, inserita in un grande contesto metropolitano, che ha il 60% del suo territorio occupato da aree agricole e naturali, 1.050 ettari di spazi verdi e giardini pubblici, pari al 15% della superficie urbana, 100mila alberi. Il che fa sì che ogni cittadino di Nantes viva a non più di 300 metri da un’area verde. Tutta l’area prospiciente la Loira è stata oggetto di un progetto di riqualificazione che ha ricavato circa 50 chilometri di percorsi pedonali lungo il fiume, compresa un’ex zona alluvionale che ha preso il nome di Petite Amazonie per la ricchezza della sua biodiversità, in pieno centro città, a pochi passi dalla stazione ferroviaria.

La riduzione del consumo di suolo è stata possibile anche grazie al fatto che il 25% delle abitazioni attuali sono nate grazie a progetti di social housing: rispetto al 1990 è stato registrato un -22% di occupazione di spazio libero, anche se nel frattempo il numero di unità abitative costruite per anno è passato da 4.981 a 6.200. Una grande attenzione è stata data alle tecniche di costruzione dei nuovi edifici, anche per poter raggiungere un altro dei grandi obiettivi che Nantes si è posta: la riduzione entro il 2020 del 30% delle emissioni di CO2 grazie al Climate Action Plan, mentre già gli indicatori di ozono, PM10 e biossido di azoto sono già da tempo sotto le soglie minime.

Un lavoro accurato, fatto coinvolgendo direttamente le famiglie, ha consentito di ridurre notevolmente sia la produzione di rifiuti (di cui solo l’11%, e comunque mai biodegradabile, finisce in discarica) che il consumo di acqua, anche con un sistema di individuazione di perdite e sprechi lungo la rete. Nantes dimostra quindi che modificare in senso sostenibile l’organizzazione di una grande città è possibile, e senza bloccarne lo sviluppo, che infatti dovrebbe portare a circa 100mila nuovi abitanti nei prossimi anni. Quello che serve è un’idea forte, che Nantes ha individuato nella sinergia fra investimento ambientale, nella cultura come fattore di crescita anche economico e nella tecnologia come strumento di innovazione. Ed è un caso che l’evento itinerante che servirà a promuovere Nantes come Capitale Verde d’Europa sarà qualcosa che tiene insieme tutte queste dimensioni. Si chiama Aéroflorale II ed è una sorta di avveniristica serra mobile ispirata a visionari del passato come Leonardo da Vinci e Jules Verne, che viaggerà in questo anno attraverso l’Europa. Per gettare, si spera, un seme e un po’ di curiosità verso questo modello.

(Foto: Patrick Garçon)

(Foto: Stephane Menoret)
(Foto: Stephane Menoret)

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