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L’architetto Nunzio Gabriele Sciveres ci racconta del suo lavoro, dei prestigiosi premi ricevuti e della sua idea di ecologia


Nunzio Gabriele Sciveres è l’architetto vincitore del premio Barbara Cappochin per la realizzazione di alloggi di social housing innovativi, di grande comfort abitativo e di serena bellezza rispetto agli schemi tradizionali.
di Luigi Prestinenza Puglisi

A trentacinque anni è una bella soddisfazione sentirti dire dal presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti che hai realizzato a Ragusa “una bella architettura importante per riaffermare la capacità dell’architettura nel risolvere i problemi fondamentali dell’abitare contemporaneo”. Ci vuoi parlare di questo progetto che ha vinto il premio Barbara Cappochin?
È un progetto al quale ho dedicato tanto tempo ed energie e dunque sono profondamente grato al presidente del CNA per le sue parole di apprezzamento. E ai responsabili del premio, che è particolarmente prestigioso. Si tratta di 25 case unifamiliari a Marina di Ragusa dove abbiamo puntato alla qualità dell’abitare cercando di non saturare il lotto, di evitare la ripetizione indifferenziata della stessa tipologia abitativa e di non favorire il cemento al posto del verde. L’idea era di dare un contributo concreto – massimo design per minimo costo – al social housing in Sicilia. E, per fare ciò, abbiamo cercato di capire quali fossero le strategie adeguate a una vita socialmente attiva per la comunità dei residenti.

A proposito di premi, ne hai vinti numerosi. A quale sei legato di più? Ti sono stati utili nella professione?
Rimango molto legato al primo “primo premio” che ho ricevuto che è il Vaccarini Quadranti di Architettura, un premio organizzato da un comune sulle pendici dell’Etna. Vorrei però aggiungere che premiare i giovani architetti solo in quanto giovani non funziona. Un premio per il proprio lavoro è rilevante a 35 anni come a 85.

Hai studiato a Milano, dove hai poi impiantato uno studio e allo stesso tempo lavori in Sicilia a Vittoria. Ci sono differenze nel modo di vedere e considerare l’architettura in queste due regioni?
Ho una sorta di studio ambulante tra Vittoria e Milano, lavoro così da ormai quattro anni e finora la cosa ha funzionato…
A Milano come in Sicilia l’architettura è considerata dai più come un accessorio. “Se ne può fare a meno” pensano. Ho notato però che in Sicilia c’è ancora, almeno in certi ambienti, più rispetto per la figura dell’architetto.

A Vittoria hai lavorato in un primo periodo con Maria Giuseppina Grasso Cannizzo, architetto che ha vinto la medaglia d’oro della Triennale di Milano insieme alla Gae Aulenti. Ci racconti di questa esperienza? E, soprattutto, cosa hai imparato lavorando con un personaggio così importante?
Ho trascorso cinque anni nello studio di Maria Giuseppina. Mi ha messo a disposizione il suo studio e la sua esperienza. Lavorando con lei ho acquisito un metodo che all’università non avevo ancora imparato. E poi, grazie a lei, ho conosciuto il mondo dell’arte contemporanea di cui si circonda continuamente. Arte e architettura non possono non dialogare.

Che vuol dire, per te, oggi ecologia?
Riprendo alcune questioni legate al progetto di Marina di Ragusa che sono, a mio avviso, “ecologiche”: l’opportunità di aprire ampie porte-finestra su pareti opposte stabilisce una maggiore continuità tra interno ed esterno, favorisce ulteriormente la ventilazione naturale e garantisce a ogni “zona” della casa la doppia esposizione;
 lo sviluppo del giardino anche lungo il fronte laterale della casa non solo fa corrispondere un’apertura a ogni ambiente, ma garantisce maggiore privacy nei patii e nelle verande;
 la previsione di ampie zone ombreggiate all’esterno moltiplica, di fatto, la superficie abitabile. Ecologia vuol dire non sprecare nulla.

Quanto ti poni il problema del luogo e dell’uso corretto dei materiali? Te la sentiresti di dire che sei un architetto a chilometro zero?
Penso che ogni opera di buona architettura debba fare i conti con ciò che le sta intorno.
A volte è più facile lavorare in sintonia con un luogo e con i suoi materiali e si preferisce partire da lì, ma sono convinto che non debba essere necessariamente una regola.

Cosa vuol dire per un giovane oggi fare l’architetto? È difficile, vero?
Fare l’architetto è un mestiere molto difficile oggi come ieri.
Ciò che fai è giudicato da tutti. Un libro si può decidere se leggerlo o meno e un film di guardarlo. Ma un edificio si impone, indipendentemente dalla tua volontà. Per di più, tutto ciò che si costruisce rimane nel tempo.

Uno dei settori che oggi nelle regioni meridionali è in forte espansione è il restauro di casali e masserie. Ci puoi raccontare qualche tua esperienza in proposito?
Ho cominciato proprio così: una società aveva comprato numerosi casali tra Ragusa e Modica e mi aveva chiamato a lavorare con loro. Il loro business consisteva nel comprare, restaurare e vendere al mercato inglese o svedese con il quale erano in contatto. Ho sperimentato molto in quel periodo e mi sono molto divertito.

Nel restauro di un casale è più importante recuperare l’esistente o realizzare spazi con un carattere decisamente contemporaneo?
È essenziale prima di tutto capire l’edificio, afferrarne la storia e liberarlo da tutto ciò che è stato aggiunto in maniera disarmonica. A quel punto, forse, c’è spazio per reinterpretare lo spazio in chiave contemporanea. Decide l’edificio non l’architetto.

Nelle tue opere si respira un linguaggio asciutto ed essenziale. Ti definiresti un architetto minimalista?
No. Al momento non mi definisco…

Molti giovani architetti italiani cercano lavoro all’estero. Qual è il tuo punto di vista e la tua esperienza in proposito?
Ho parecchi amici che si sono trasferiti all’estero e stimo molto le loro decisioni.
Io non ci ho mai provato, forse perché troppo legato alla Sicilia e alle mie abitudini.

GreenBuilding-Magazine-CASA-GGM
Casa GGM, Vista interna.
GreenBuilding-Magazine-LA-MORESCA-MAISON-DE-CHARME
La Moresca, Maison de charme, Vista del volume bar.
GreenBuilding-Magazine-CASA-ASM
Casa ASM, Vista del giardino e della piscina. 1° premio Vaccarini 2010.
GreenBuilding-Magazine-A2M-SOCIAL-HOUSING
A2M, social housing, Vista generale. 1° premio Barbara Cappochin 2013.

 

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