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Nuovo Campus Bocconi firmato SANAA

L’ampliamento del campus dell’Università Bocconi sulla superficie dell’ex Centrale del Latte di Milano non si raffigura come una semplice realizzazione edilizia, ma come un vero e proprio intervento paesaggistico.

Tra le eccellenze italiane, l’Università Bocconi è una delle più conosciute. Potremmo dire, se non suonasse irrispettoso per una istituzione accademica, che è la Ferrari della cultura economica. È stata fondata nel 1902 ed è stata la prima università in Italia a offrire un corso di laurea in economia e commercio. Alla Bocconi, che ha avuto come direttori protagonisti del calibro di Luigi Einaudi, si sono formati personaggi noti nel mondo imprenditoriale e politico quali Andrea Agnelli, Emma Bonino, Mario Monti, Marco Tronchetti Provera. E, come ci raccontano le cronache, star del mondo dell’elettronica o dei social media quali Salvatore Aranzulla e Chiara Ferragni.

Ubicata nel cuore di Milano, l’istituzione è cresciuta nel corso del tempo, puntando alla qualità anche attraverso gli edifici che la ospitano e la rappresentano. Basti pensare che la storica sede in via Sarfatti, costruita tra il 1938 e il 1941, è stata disegnata da Giuseppe Pagano, uno dei più importanti architetti del razionalismo italiano. Altri edifici si sono aggiunti nel tempo, sino a costituire un campus. Uno di questi, realizzato nel 2008 da Grafton Architects, ha vinto il World Building of the Year 2008. Da qui per le due socie dello studio, Shelley McNamara e Yvonne Farrel, una immensa popolarità che le ha portate all’incarico di direttrici della Biennale di Architettura di Venezia del 2018 e ora, nel 2020, al premio Pritzker, una sorta di premio Nobel per l’architettura.

Dopo un exploit del genere, era difficile ipotizzare di meglio. Ma la Bocconi ha grandi ambizioni e viene lanciato nel 2012 un concorso che interessa altri 3,5 ettari di terreni presi in parte dalla ex area della Centrale del Latte. Obiettivo: realizzare nuovi volumi per gli uffici, per l’area executive e per i master, una torre-residenza per studenti, un centro sportivo e parcheggi. Al concorso hanno partecipato i migliori studi internazionali: da Rem Koolhaas a David Chipperfield, da Massimiliano e Doriana Fuksas a Benedetta Tagliabue, da Tom Mayne a Odile Decq.

A vincere è la proposta di una coppia di architetti giapponesi, studio SANAA formato da Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa. Il progetto non viene votato all’unanimità, perché uno dei giurati nota che si integra poco con il luogo. E in effetti si tratta di un’opera peculiare. Visto dall’alto, è un insieme di corpi a matrice circolare che determinano spazi liberi inusuali e accattivanti. In cui si percepisce una sorta di energia elastica a volte centrifuga, a volte centripeta. Qualcuno ha parlato di un disegno barocco, ma rispetto alle opere di questo stile caratterizzate da strutture complesse tra loro intersecantesi, SANAA compone una sommatoria di corpi in sé e per sé molto semplici, se non minimali. Oggi, che il campus è stato completato, inaugurato e cominciato a utilizzare non si può che rimanere affascinati da questa calcolata contraddizione che produce una sensazione spaziale avvolgente generata però da corpi di fabbrica elementari che sembrano voler scomparire.

Dei due soci di SANAA il personaggio più noto e carismatico è Kazuyo Sejima. È lei che per prima si è fatta conoscere nel panorama internazionale, proponendosi come la più dotata allieva di uno dei più grandi architetti giapponesi di tutti i tempi: Toyo Ito. A caratterizzare la sua produzione sono proprio la leggerezza e la trasparenza, ancora più esasperate di quelle dei più ortodossi minimalisti. Tanto che qualche critico aveva parlato di estetica anoressica, che portava a spazi rarefatti e nello stesso tempo raffinati.

La Sejima è stata subito notata dalle principali riviste internazionali che l’hanno contrapposta ad architetti che, invece, sembrano perseguire estetiche opposte. Per esempio a Zaha Hadid, autrice di opere straordinarie ma certamente complesse e scultoree. Nel 1995 entra il socio Ryue Nishizawa, di lei una decina di anni più giovane. La coppia realizza un importante progetto dopo l’altro, tanto che entrambi nel 2010 sono proclamati vincitori del premio Pritzker.

Con il passare degli anni, il rigido minimalismo della coppia si attenua. Non tanto nella concezione degli involucri, che sono sempre un inno alla trasparenza, ma nella composizione di questi. Le figure elementari dei singoli corpi edilizi sono composte secondo configurazioni piacevolmente articolate e cominciano sempre più insistentemente ad entrare le linee curve. Come nel Rolex Learning Center di Losanna dove un grande spazio destinato all’università non viene diviso dai muri, come ci si aspetterebbe, ma dall’ondeggiare delle superfici dei pavimenti.

Tra i recenti edifici della Sejima e di SANAA questo della Bocconi è sicuramente uno dei più riusciti. Osservandolo oggi, ci si accorge che realizza uno spazio aperto e accogliente sia per i bocconiani che lo utilizzano che per la città alla quale gli spazi sportivi sono aperti. La magia di questa grande interprete dell’architettura contemporanea e del suo socio ha generato un nuovo spazio urbano.

Nuovo Campus Bocconi, Milano (MI)
Studio di progettazione: Studio SANAA – Sejima + Nishizawa and Associates, Giappone. Sistemi di posa ceramica e pietre naturali Kerakoll: adesivi minerali per ceramica e pietre naturali in interno e in esterno (Bioflex S1); gel‑adesivi per ceramica e pietre naturali per le scale (H40 Extreme).

Ph. © Aiko Suzuki, portrait of Kazuyo Sejima + Ryue Nishizawa / SANAA – Ph. courtesy Università Bocconi

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