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Per il Gruppo Prada una fabbrica a misura d’uomo

Vicino ad Arezzo il progetto dell’architetto Guido Canali per il Gruppo Prada reinterpreta il concetto di sito industriale.

Viaggiando lungo l’autostrada del Sole non si può non buttare uno sguardo, non fosse altro che per la forza evocativa del marchio che campeggia sulla facciata. Ma il nuovo stabilimento di Prada, a Valvigna in provincia di Arezzo, è molto di più. Intanto è la prosecuzione di un discorso sull’architettura industriale che Miuccia Prada e Patrizio Bertelli da tempo hanno intessuto con Guido Canali, l’architetto di Parma che già ha firmato gli stabilimenti del gruppo a Montevarchi e Montegranaro. Una linea progettuale che si snoda fra Toscana e Marche e che, come ricorda Claudia Conforti in un libro che ripercorre genesi e sviluppo di questi progetti, si concretizza in stabilimenti che “traducono in termini spaziali e iconici l’ideologia di un capitalismo che si vuole umanistico, sensibile all’etica sociale, all’amore per la tradizione e alla fiducia per il futuro”.

Greenbuilding magazine, Gruppo Prada, Ph. Gabriele Croppi

Valvigna nasce per ospitare la produzione e lo sviluppo delle linee di pelletteria dei marchi Prada e Miu Miu, insieme ai magazzini per le materie prime e all’archivio storico. Sull’area, inserita in una zona di insediamenti produttivi senza grande attenzione per la qualità architettonica, sorgeva prima una vecchia fabbrica di tegole, da tempo dismessa. I vincoli di contesto sono importanti, ma un primo alleggerimento arriva dall’acquisto di un’ulteriore area attorno alla fabbrica, che consente a Canali di progettare il suo edificio come parte di una sistemazione anche ambientale della zona. Grande attenzione è posta al raccordo dell’edificio con l’ambiente circostante, per esempio con la creazione di gradoni piantumati a vite, che riducono l’impatto visivo del complesso. Nasce così un’area con quattro spazi principali: il fabbricato a due piani per il magazzino, i locali tecnici, gli uffici distribuiti su una struttura metallica a tre piani e la mensa, su un unico piano e sormontata da un pergolato.
Anche all’interno, che per esigenze di razionalità produttiva viene pensato con una pianta quadrangolare, il verde gioca un ruolo importante. Gli uffici e la mensa, che affacciano su edifici preesistenti, vengono schermati con la creazione di chiostri e patii interni, dove vari tipi di essenze si alternano con colori, altezze, fioriture diverse. Un sistema di grandi shed lunghi 36 metri apre l’edificio alla luminosità naturale. Come scrive Fulvio Irace, “la fabbrica diventa un insieme di corpi permeabili alla luce e al verde: un tessuto insomma, e non un monolite, dove l’arte dell’intreccio dei piani diventa generosa enfasi sugli spazi vuoti”. Ma il tratto significativo del concetto di fabbrica, che Guido Canali ha proposto e realizzato per Prada, sta nell’attenzione alla qualità della vita dei suoi protagonisti, i lavoratori. Canali stesso ha ricordato come la presenza di verde non è solo una scelta estetica esibita, ma un ingrediente essenziale per il benessere delle persone che quotidianamente vivono gli spazi.

Greenbuilding magazine, Gruppo Prada, Ph. Gabriele Croppi

“Un’architettura che rifiuta gratuite gestualità ed esibizionismi e piuttosto rimane fedele, nell’eliminare e far decantare, a un rigore critico di ascendenza razionalista”, scrive il progettista. “Così, gli affascinanti giardini segreti, i pergolati ombrosi di vitis vinifera, gli stagni lucenti non rappresentano il compiacimento formale degli architetti, ma il rispetto per la dignità e la salute, anche psichica, di chi, tra quelle mura e quei giardini, dovrà lavorarci. E dunque inevitabilmente anche faticare.”

Ph. © Gabriele Croppi

Stabilimento Prada, Valvigna (AR)
Studio di progettazione: Canali associati srl, Parma (PR) – arch. Guido Canali. Sistemi di posa ecocompatibili Kerakoll: per la vasca, sistema impermeabilizzante traspirante Laminato No Limits (Nanoflex No Limits, H40 No Limits); per lo spazio interno, adesivo minerale per ceramiche e pietre naturali (Bioflex S1).

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