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Quale sarà la nuova geografia degli spazi imposta dalla paura del contagio da virus? Scopri di più nel nuovo numero

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Da alcuni mesi a questa parte non c’è convegno, webinar o pubblicazione di architettura che non si chieda come cambierà il modo di progettare e costruire le città a seguito dell’epidemia di Covid e del nuovo modo di gestire, a distanza, le nostre relazioni interpersonali. Insomma quale sarà la geografia degli spazi generata dalla nuova prossemica imposta dalla paura del contagio da virus.

La risposta, più credibile e seria, è che è troppo presto per avere una risposta. E che i reali cambiamenti, se ci saranno, si potranno cominciare a registrare con certezza solo nel medio e nel lungo periodo. Anche se, certo, questo non vuol dire che non ci siano dei segni tali da colpire la nostra attenzione. Uno di questi lo captiamo dai giornali: il mercato immobiliare sta reagendo alla crisi privilegiando certe tipologie di appartamenti a scapito di altre. Si preferiscono le abitazioni unifamiliari rispetto ai condomini, le periferiche rispetto alle centrali e, soprattutto, con giardino o con terrazza e, in alternativa, con ariosi balconi o parchi condominiali. L’altro fenomeno che sembra emergere è che molti amano lavorare da casa. Il Covid ha costretto numerose attività ad essere svolte via internet. Un modo di lavorare che, piuttosto che un ripiego, si è trasformato in una benedizione. Ha permesso infatti, conservando se non incrementando gli standard di produttività, di risparmiare anche tre o quattro ore di vita al giorno sprecate nel tragitto tra casa e ufficio. Inoltre molte aziende hanno scoperto i benefici del lavoro domestico, se non altro per il risparmio sul costo degli spazi.

E occorreranno soprattutto idee per ripensare le nostre città. Solo a queste condizioni il Covid potrebbe essere visto non solo come causa di una delle crisi più gravi del secolo, ma anche come un generatore di opportunità per rendere migliore il nostro habitat.

Questo è uno dei temi che abbiamo affrontato nel nuovo numero di dicembre di greenbuilding magazine. Ma parliamo anche di chi già oggi costruisce il mondo come abbiamo sempre sognato che fosse. L’architettura inclusiva di Winka Dubbeldam, in copertina in questo numero, e poi il restyling del ristorante dello chef Oldani, l’apertura del MEET – la casa dell’innovazione a Milano – firmata dagli architetti di fama internazionale Carlo Ratti e Italo Rota, e ancora il punto sul servizio offerto da Kerakoll per il Bonus Casa. Un numero ricco di storie sempre nuove e diverse per costruire insieme un futuro sostenibile.

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