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Tappa in Appennino per la mostra che racconta i Rifugi alpini tra architettura, cultura e ambiente.

Dopo 25 tappe, la mostra itinerante “Rifugi alpini ieri e oggi. Un percorso storico tra architettura, cultura e ambiente” approda per la prima volta negli Appennini, a Sestola, dal 13 marzo al 5 aprile grazie all’Ordine degli architetti di Modena e provincia.

La rassegna, curata dall’associazione culturale Cantieri d’alta quota, attraverso 64 teli di grande formato ripercorre nel tempo e nello spazio alcune tappe fondamentali della storia della costruzione dei rifugi e bivacchi sull’intero arco alpino, con una sequenza di suggestive immagini d’epoca e disegni, affiancati da recenti foto a colori d’autore.

In occasione dell’inaugurazione della mostra, Luca Gibello, storico e critico di architettura, caporedattore de «Il Giornale dell’Architettura» ma anche appassionato alpinista, ha tenuto una conferenza introduttiva sul tema della storia dei rifugi e bivacchi alpini, visti non solo sotto l’aspetto edilizio e tecnologico ma anche rispetto ai cambiamenti dell’utenza. Gibello è autore di Cantieri d’alta quota. Breve storia della costruzione dei rifugi sulle Alpi (Lineadaria editore, Biella 2011, volume tradotto in francese e tedesco dal Club alpino svizzero che secondo la prefazione di Enrico Camanni è il «primo serio tentativo di scrivere la storia dei rifugi alpini»), nonché fondatore, nel maggio 2012 (insieme a Roberto Dini, architetto e ricercatore presso il Politecnico di Torino, e a Giorgio Masserano, fotografo amatoriale e titolare dello studio grafico Segnidartos di Biella), dell’omonima associazione culturale Cantieri d’alta quota, avente per obiettivo quello di incentivare la ricerca, divulgazione e condivisione delle informazioni storiche, progettuali, geografiche, sociali ed economiche sulla realtà dei punti d’appoggio in alta montagna, luoghi «estremi» per eccellenza. L’associazione intende porsi come osservatorio e piattaforma d’interscambio per tutti coloro che operano in montagna, così come per coloro che la frequentano.

Tra le principali motivazioni che hanno portato alla sua costituzione vi è la consapevolezza che, al di là della loro primaria funzione di punto d’appoggio per l’accesso e la frequentazione dell’alta montagna, queste costruzioni costituiscono un importante patrimonio dal punto di vista storico e culturale che merita di essere a tutti gli effetti annoverato tra le eccellenze architettoniche e paesaggistiche del Novecento. Le «storie» che caratterizzano la realizzazione di tali strutture sono l’intreccio di una pluralità di aspetti quali le origini della committenza, le modalità di gestione delle strutture, la storia dell’alpinismo, le culture tecniche e architettoniche, le vicissitudini sociali e politiche delle nazioni e delle culture locali.

Attualmente, grazie anche alla collaborazione dei soci, Cantieri d’alta quota si sta concentrando nell’attuazione del progetto scientifico, al fine di proseguire nel lavoro di ricerca e divulgazione attraverso un censimento dei rifugi e bivacchi dislocati lungo l’intera catena alpina nelle varie nazioni, con l’obiettivo sia di definire percorsi tematici a uso di escursionisti e alpinisti, sia di elaborare buone pratiche e linee guida d’intervento nella progettazione, manutenzione e gestione delle strutture.

(© Foto Giorgio Masserano )

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