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Smart city, cosa sono e come funzionano?

Smart vuol dire essere intelligenti. E una città intelligente è una nella quale l’accesso alle informazioni serve a migliorarci la vita.

Cos’è una smart city? Per capirlo basta prendere il proprio telefonino e aprire il navigatore, ricercando un percorso per andare da qualche parte. In qualche secondo apparirà sul visore la strada più breve. Per i chilometri da percorrere e per il tempo che impiegheremo. Poiché, infatti, un numero consistente di persone adoperano la nostra stessa applicazione, il sistema è in grado di sapere quali sono le strade fluide e quelle bloccate. E può quindi suggerirci, in tempo reale, la migliore. Motivo per il quale mentre prima il navigatore serviva solo per suggerirci percorsi che non conoscevamo, oggi è invece utilissimo consultarlo ogni volta che usciamo di casa. Oltretutto ci darà pure le informazioni sulla dislocazione degli autovelox e delle pompe di benzina, con i diversi prezzi del carburante. Smart vuol dire essere intelligenti. E una città intelligente è una città nella quale l’accesso alle informazioni serve a migliorarci la vita ottimizzando al meglio l’uso del territorio: nel nostro caso, scegliere strade alternative vuol dire contribuire alla diminuzione degli intasamenti stradali.

Naturalmente si può essere smart a molti livelli. Per rimanere nel nostro esempio, avrei potuto usare la stessa applicazione per sapere se mi sarebbe convenuto usare un mezzo pubblico. Lo stesso device mi avrebbe avvertito che alla fermata dell’autobus, tempo cinque minuti, ne sarebbe passato un altro con ancora posti seduti disponibili. Oppure che a pochi metri era disponibile un’automobile in car sharing. Avrei avuto così a disposizione numerose alternative tra le quali poter scegliere. Ecco la definizione di smart city: una comunità localizzata in un territorio che applica i vantaggi offerti dalle tecnologie digitali per aumentare l’efficienza dei servizi, creandone di nuovi e innovativi. E quindi in grado di attrarre nuove intelligenze, attivando un ciclo virtuoso. È smart, per esempio, il lavoro di chi preferisce non uscire da casa, collegandosi in via telematica con l’ufficio, risparmiando i soldi della benzina per sé e un po’ di traffico aggiuntivo agli altri.

La città intelligente aumenta la sicurezza, ambientale e fisica. Ci avverte che una calamità può accadere nel prossimo futuro, ci consiglia cosa fare e ci tiene monitorati per ricevere i soccorsi. Ma anche ci permette il controllo di strade con scenari che una decina di anni addietro avremmo considerato futuribili.

Per esempio, si stanno progettando lampioni intelligenti che avvertono il passaggio delle persone e modulano l’intensità della luce. Nel momento che siamo diventati, a tutti gli effetti, un dato facilmente processabile, possiamo godere di un mondo che ci capisce e ci si adatta come un vestito su misura. Lo sperimentiamo quando ci arrivano, sempre sul telefono, messaggi pubblicitari calibrati sul nostro profilo. Inutile aggiungere quanto le nuove tecnologie possano contribuire al miglioramento dei consumi energetici captando, attraverso i sensori, i dati che provengono dall’ambiente e gli effettivi fabbisogni. Carlo Ratti ha per esempio proposto un sistema di riscaldamento strettamente connesso alla presenza degli utenti e che eroga calore solo nello spazio da loro effettivamente occupato. Basta un po’ di fantasia a comprendere quanto potrebbero migliorare i servizi pubblici se utilizzati più efficientemente. Ospedali e uffici della pubblica amministrazione in primis. E difatti ogni giorno sul giornale apprendiamo di nuove invenzioni ed esperienze che promettono diminuzione degli sprechi e miglioramento della qualità dei servizi.

Tutto bene quindi? Sino a un certo punto. Chiunque di noi sa quanto sia difficile avere a che fare con un mondo intelligente, a cominciare dalle migliaia di password che ormai ci angosciano quotidianamente. Ogni servizio ne richiede una, spesso con procedure diverse. Tutto è diventato più semplice, ma alla fine la nostra vita è, per altri aspetti, sempre più precaria, stressata e faticosa. Anche perché poi alle comodità ci si abitua e difficilmente si riesce a rinunciare quando accade qualche inevitabile imprevisto.

L’altro aspetto è legato alla privacy. Oramai siamo diventati trasparenti nei nostri gusti, abitudini e orientamenti. Controllati da mille telecamere e sensori che hanno in teoria il compito di renderci più sicuri e felici. Ogni cosa ha un prezzo, anche l’intelligenza. E con questo Grande Fratello, diciamocelo francamente, dobbiamo ancora abituarci a convivere.

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