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Sostenibilità e ricerca. Le strade per uscire dalla crisi

Questo il filo conduttore del VII “Incontro con il territorio” dal titolo Ricerca, innovazione, sostenibilità: come uscire dalla crisi organizzato lo scorso 22 novembre dal comitato Leronardo in collaborazione con Kerakoll The Greenbuilding Company nel nuovissimo Kerakoll Greenlab.
di Daniela Fabbri

Se i luoghi possono avere un significato simbolico, attribuire un senso agli eventi che ospitano, non poteva esserci una cornice migliore del Kerakoll GreenLab per accogliere un incontro su Ricerca, innovazione, sostenibilità: come uscire dalla crisi. Il nuovo, avveniristico centro ricerche di Kerakoll – 14 milioni di investimento per un GreenBuilding costruito al 100% con tecnologie ecosostenibili – è stato lo scorso 22 novembre la sede del VII “Incontro con il territorio” organizzato dal Comitato Leonardo, organismo nato nel 1993 per iniziativa di Sergio Pininfarina, Gianni Agnelli e di un gruppo di imprenditori con l’obiettivo di promuovere la qualità del Made in Italy nel mondo.

E se l’incontro doveva essere l’occasione per ragionare sulle possibilità del sistema produttivo italiano di mantenersi competitivo a livello internazionale grazie alla sua incredibile capacità di innovare e reagire anche alle situazioni più complicate, un primo dato confortante è venuto dal presidente di Confindustria Modena Pietro Ferrari, che ha tracciato un quadro del “Sistema Emilia” a pochi mesi dal sisma. “Pur nella drammaticità della situazione ho colto parecchi segnali positivi”, ha detto Ferrari. “Il terremoto ha colpito un’area con una forte valenza territoriale e per la prima volta ci siamo trovati a gestire un’emergenza senza risorse economiche. Ma si è creato un rapporto di qualità con il sistema politico regionale, che ha supportato quello imprenditoriale. Siamo riusciti a gestire l’emergenza finanziaria della ricostruzione, per la quale da gennaio arriveranno i soldi, e soprattutto abbiamo constatato che uno dei grandi timori del dopo-terremoto era infondato: le aziende danneggiate non hanno colto l’occasione per andarsene, ma al contrario hanno riaffermato il rapporto stretto con il territorio anche con progetti di rilancio.”

Segnali positivi individuati anche da Luisa Todini, presidente del Comitato Leonardo: “Nei primi nove mesi del 2012 le esportazioni italiane sono cresciute”, ha detto. “Ci sono mercati molto interessati alla qualità dei prodotti italiani anche al di fuori dei cosiddetti Bric. Penso alla Malesia, all’Indonesia, alla stessa Turchia. Mercati dove i grandi marchi possono farsi strada da soli, ma dove anche le piccole-medie realtà potrebbero trovare occasioni di business se adeguatamente supportate.” Una strada che il sistema produttivo emiliano ha imboccato da decenni con ottimi risultati: l’export della regione vale infatti 48 miliardi di euro, con un saldo positivo di 18 miliardi sulle importazioni, che si attestano a 30 miliardi di euro.

L’Italia, come ha ricordato Franco Mosconi, docente dell’Università di Parma, continua a essere all’ottavo posto nella classifica dei produttori mondiali e può continuare a giocare il suo ruolo “a patto di sapere interpretare correttamente il senso dell’attività industriale nel XXI secolo, che la Commissione europea ha ben identificato nelle sei linee di azione prioritarie, individuate come fattori di sviluppo: tecnologie di fabbricazione avanzate, tecnologie-chiave, bio-prodotti, materie prime ed edilizia sostenibili, veicoli puliti, reti intelligenti”. Tutti ambiti in cui la crescita è possibile, ma che richiedono un forte investimento e un sostegno convinto alla ricerca.

“La ricerca è una passione di famiglia”, ha ricordato l’amministratore delegato di Kerakoll Gian Luca Sghedoni. “Mio padre in primis fu un ricercatore e in azienda abbiamo sempre conservato la voglia di metterci in gioco. Non a caso investiamo in ricerca il 5,4% del nostro fatturato, il 10% dei nostri dipendenti lavorano in quest’area.” Alla passione per la ricerca, Kerakoll ha poi aggiunto un’adesione convinta ai principi della sostenibilità ambientale: “La nostra non è stata un’operazione di greenwashing. Abbiamo cambiato radicalmente l’azienda e i suoi prodotti, perché siamo convinti che la sostenibilità sia la nuova frontiera. Ora stiamo lavorando per creare un indice di benessere delle costruzioni che ci permetta di adeguare sempre più i nostri prodotti al concetto di edifici sani e salubri”. I risultati, sempre in crescita nonostante la difficile congiuntura economica, dicono che la scelta della famiglia Sghedoni è risultata vincente. “L’innovazione e il successo però non possono prescindere dai talenti: ricerchiamo talenti con la stessa attenzione con cui lavoriamo sulle innovazioni di prodotto, perché il valore di un’azienda si misura dal valore delle persone che vi lavorano.”

Talenti, innovazione, capacità di affrontare le sfide del mercato internazionale, di portare all’estero quell’indiscusso capitale di capacità tecniche e creatività universalmente riconosciuto al sistema manifatturiero italiano. Attorno a questi temi si è poi sviluppato il dibattito, che ha coinvolto alcuni esponenti di punta dell’economia emiliana: Vincenzo Cremonini del gruppo Cremonini, Giorgio Ferrari di Industria 62 (abbigliamento), Claudio Lucchese di Florim Ceramiche e Massimo Bottura, lo chef superstellato del ristorante Francescana di Modena. A conferma del fatto che la crescita economica e il successo di un territorio in questo XXI secolo non possono prescindere dal connubio virtuoso fra sistema produttivo tradizionale e soft economy.

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