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Stefano Boeri. Ossessione e intuizione green

Architetto, urbanista, dal 2011 anche assessore alla cultura del Comune di Milano, Stefano Boeri è il progettista del celebre Bosco Verticale, due grattacieli nel quartiere Isola che sulle facciate accolgono oltre 11mila esemplari diversi di piante.

Stefano, sei un personaggio poliedrico: progetti, scrivi, insegni, organizzi eventi culturali, dirigi riviste e istituzioni e ti sei dedicato alla politica. È questo il segreto di un buon architetto?
Non so se questo sia il segreto per essere un buon architetto. La verità è che mi sono sempre occupato di raccontare il futuro degli spazi abitati. L’ho fatto nella professione, nella politica, nella ricerca, nell’editoria, nelle istituzioni come la Triennale, sempre comportandomi come una sorta di caporedattore, una figura vicina al ruolo del regista, il cui pregio è forse quello di saper scegliere bene i propri collaboratori e delegare.

E i progetti?
… i progetti non nascono sempre da un percorso regolare e logico. A volte le idee migliori vengono mentre si fa tutt’altro, succede spesso che magari guidando mi arrivi la soluzione di un progetto, oppure mi capita spessissimo di svegliarmi di notte con delle buone intuizioni progettuali.

Greenbuilding magazine, Bosco Verticale, Boeri Studio. La foto più alta in Italia. Ph. © Dimitar Harizanov

Quali?
Ho sempre pensato che l’architettura sia una prospettiva sul mondo e proprio per questo il dedicarsi a più sfere di immaginazione del futuro degli spazi può alimentare la nostra tensione creativa.

Da un anno sei il Presidente della Triennale di Milano. È troppo presto per fare un primo bilancio?
Quando ho iniziato il mio lavoro in Triennale uno dei miei obiettivi era riportarla a essere un epicentro globale della cultura creativa. Grazie a un CdA di alto profilo e all’aiuto straordinario di un Comitato scientifico composto dalla Direttrice artistica Lorenza Baroncelli, da Umberto Angelini, Direttore del Teatro dell’arte e da Jospeh Grima, Direttore del Museo del design, ci stiamo riuscendo.

E poi?
Alcune settimane fa abbiamo inaugurato la mostra, curata da Paola Antonelli, dal titolo Broken Nature: Design takes on Human Survival che, con la presenza di progettisti da 70 Paesi e 22 padiglioni internazionali, indaga il rapporto tra uomo e ambiente naturale. Con un’attenzione particolare al ruolo svolto dalle discipline creative nel ricostruire il legame della nostra specie con i sistemi complessi del mondo e nel proporre soluzioni efficaci contro il cambiamento climatico.

Avete aperto il primo Museo del design italiano…
Sì ed è diretto da Joseph Grima. La Collezione sarà un punto di riferimento stabile che raccoglierà testimonianze del design italiano a partire dal 1927.

Un primo bilancio?
Forse è troppo presto per fare un bilancio vero e proprio, ma è sicuramente un buon inizio. Soprattutto perché avere un’esposizione internazionale che attrae pubblico da tutto il mondo e sensibilizza i visitatori su uno dei temi più interessanti e urgenti significa riprendere il ruolo storico della Triennale: quello di chiamare il mondo della creatività non a discutere – come fanno benissimo le Biennali di Venezia – sullo specifico delle diverse discipline, ma a proporre e anticipare soluzioni per le grandi questioni che l’umanità si trova, di volta in volta, ad affrontare.

Leggi tutta l’intervista sulla rivista cartacea 1-2019…

Greenbuilding magazine, Bosco Verticale, Boeri Studio. La foto più alta in Italia. Ph. © Dimitar Harizanov

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