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UFO – Urban Future Organization. Architetti italiani nel mondo


Gli Ufo (Urban Future Organization) sono un esempio di successo tra gli studi internazionali. Hanno sede a Londra, a Stoccolma e in altre importanti città mondiali. Lavorano usando la rete e si ritrovano tutti insieme una volta all’anno.
di Luigi Prestinenza Puglisi

Che nome strano, UFO. Ricorda gli extraterrestri…
Volevamo tre parole che ci raccontassero con un’immagine che facesse pensare al futuro e un acronimo che rimanesse impresso facilmente, nasce così Urban Future Organization.

Quando vi siete conosciuti e chi eravate?
Ci siamo conosciuti all’Architectural Association a Londra. Insieme a me c’erano Andrew Yau (Hong Kong), Jonas Lundberg (Goteborg), Theo Kanellopoulos (Atene) e Sultan Faden (Jeddha).

Come lavora uno studio transnazionale? State sempre a viaggiare?
Lavoriamo usando la rete, video incontri via skype o programmi simili. Ci incontriamo spesso a piccoli gruppi di due, tre persone, durante i viaggi di lavoro o workshop all’estero. Infine, cerchiamo ogni anno di individuare un evento, come per esempio la Biennale di Venezia, per ritrovarci tutti insieme.

La Concert Hall di Sarajevo è stato il vostro primo progetto importante. Ce ne parli?
Era il 1998, quando Sarajevo, aiutata dalla città di Roma, organizzava un concorso, in due fasi, che doveva rappresentare la rinascita della città. Abbiamo immaginato un auditorium ipogeo perché non volevamo cementificare ulteriormente. A Sarajevo non esistono più giardini e così la copertura diventa un grande parco inserito nel paesaggio urbano. Rappresenta a nostro avviso l’elemento mediatore tra le due parti della città che in passato non interagivano più proprio per la mancanza di un connettivo. Non volevamo che l’edificio rappresentasse un monumento e ricordasse la guerra ma che fossero i cittadini stessi, vivendo quello spazio, a diventare i monumenti del luogo, i protagonisti, parte integrante dell’edificio, anche quando vi si fossero recati per una semplice passeggiata, senza l’intento di seguire gli eventi in programmazione nell’auditorium.

Come è composto il gruppo italiano?
Nel 1996 dopo l’esperienza londinese, sono tornato a Milazzo insieme a Jonas Lundberg e con Franco Giordano abbiamo fondato la nostra cellula siciliana. Oggi in studio siamo una dozzina, età media 29 anni, ragazzi che interagiscono e lavorano tra gli studi di Messina e Londra.

Gli altri studi UFO hanno sede a Londra, a Stoccolma e in altre importanti città mondiali. Il gruppo italiano a Pace del Mela. Ci spieghi il perché di questa scelta?
Viviamo in un’epoca che ci permette di essere connessi con il mondo da qualsiasi luogo, per questo il nostro ufficio non è penalizzato nonostante si trovi in questo piccolo paese, aggiungo che energeticamente sono legato a questa terra, ho sempre desiderato viaggiare per lavoro ma sinceramente ogni volta non vedo l’ora di tornare.

UFO Italia ha realizzato una casa che ha vinto numerosi premi. Ci vuoi raccontare di questo progetto?
Casa Nicola poggia su una collina che guarda le Eolie, uno degli scenari più affascinanti della Sicilia. Il progetto si sviluppa su più livelli e si articola su due volumi sovrapposti. Un sistema di rampe corre attraverso i piani. Il cuore della casa è un ambiente unico a doppia altezza. L’abitazione gravita intorno a questo spazio centrale dove si trova un giardino interno. Quando piove, l’acqua penetra la casa, diffondendo i propri suoni e coinvolgendola in una comunione con la natura e i suoi umori. La luce, richiamata e catalizzata attraverso le ampie finestre, inonda gli ambienti con generosità. La pelle dell’edificio è costituita da una parete ventilata di sottili assi di legno, che permettono di abbassare la temperatura interna di 5-6 gradi nei mesi estivi e di trattenere il calore nei mesi invernali.
È un percorso fluido, sinuoso, dal profilo mosso, dinamico. È un’architettura da percorrere, da camminare, da descrivere attraverso il movimento dei suoi fruitori.

E poi vi è un edificio per uffici caratterizzato da pilastri obliqui. Non sarete mica decostruttivisti?
Volevamo dimostrare che anche a Messina, zona sismica massima, i pilastri inclinati avrebbero migliorato l’efficienza statica dell’edificio. Con grande sorpresa e soddisfazione, in una successiva visita a Cuzco in Perù, ho notato che le uniche costruzioni che non hanno mai subito una lesione da terremoti sono le abitazioni degli incas dove i muri e le aperture sono inclinati addirittura di 13 gradi. Mica saranno stati loro i primi decostruttivisti?

Forse credete di più nell’architettura parametrica. In cosa consiste?
È uno strumento, reso possibile dai nuovi programmi di disegno elettronico, che consente di valutare numerose risposte formali ottenute modificando volta per volta uno o più parametri del progetto. Nell’elaborazione di un masterplan in Vietnam abbiamo usato il controllo parametrico per capire cosa cambiava mutando i punti di vista dai quali venivano fruiti gli edifici, gli accessi pubblici, il rapporto tra le altezze degli edifici e le strade e per altri requisiti richiesti nel progetto. Le risposte, che questo sistema dà, ci permettono di sperimentare diverse possibilità in poco tempo, inoltre l’informazione prodotta può essere aggiornata istantaneamente con ogni tipo di correzione al disegno. Per esempio, abbiamo sviluppato la facciata di una casa in Corea secondo il controllo parametrico del sistema di oscuramento. Siamo molto interessati alla costruzione parametrica e alla nuova idea di bellezza generata da questa.

Nel vostro lavoro conta molto la sostenibilità? Quali accorgimenti energetici utilizzate?
La nostra è un’organizzazione in continuo cambiamento, proprio per questa ragione, tutti i nostri propositi si sono evoluti con le tecniche emergenti, i materiali e le tecnologie, le ibridazioni nelle tipologie, la forma, gli effetti architettonici e le conseguenze sull’ambiente. I nostri interessi sono sempre molto diversi e influenzati dai continui aggiornamenti che ogni membro dell’organizzazione porta con sé da ogni parte del mondo. È interessante scoprire con l’uso di quali risorse energetiche viene affrontato un progetto in classe A+ in Sicilia piuttosto che in Svezia o Australia. Come principio di base proviamo a impiegare sempre materiali locali biosostenibili, ad esempio per isolare al meglio le pareti verticali di casa Nicola è stato impiegato il sughero sfuso e la polvere di pomice sulla copertura. Per la First Tower a Messina, abbiamo previsto geotermie, pannelli fotovoltaici sui prospetti sud-est/sud-ovest e micro eolico in copertura, questo ci permette di avere un edificio in classe A che si autosostiene energeticamente.

Avete recentemente vinto un concorso per il waterfront di Messina. Come è andata? Come cambierà questa città? Avete altri progetti per Messina?
È stata una competizione molto dura, visto il livello dei partecipanti. Noi abbiamo formato un team insieme a Favero&Milan, Benedetto Camerana, la paesaggista Erika Skabar, la società Idrotec per lo studio del porto e altri professionisti locali.
Messina è una città di mare a cui viene negato il mare, quindi la nostra idea è che la città si riappropri di questo spazio e viva la bellezza dello stretto.

E poi?
E poi c’è un waterfront di quasi 2,5 km, dalla costa per 150 metri si sviluppa un parco con punti di attrazione, percorsi pedonali, ciclabili e si propaga verso la città, avvolgendola e garantendo un alto grado di permeabilità. Un porto turistico, ricavato all’interno della linea di costa in modo da non provocare alterazioni dovute alle correnti marine. Un centro polifunzionale, due edifici che contengono un auditorium, centro espositivo, museo del mare, sala prove, una sala audizioni, una sala di registrazione e 8 sale per lezioni di musica e insegnamento, cinema, centro commerciale, uffici.

Accorgimenti ecologici?
La forma con diverse piegature, deriva da un approfondito studio per il riscaldamento e il raffrescamento degli ambienti interni attraverso una ventilazione naturale, sfruttando l’effetto camino. All’interno si trovano micro turbine eoliche ad asse verticale, per la produzione di energia da fonti alternative.
I materiali cambiano a seconda dell’esposizione, a nord avremo un’apertura attraverso una parete vetrata con vetri basso emissivi, a sud il rivestimento in pietra lavica con l’aggiunta di pannelli fotovoltaici. Pertanto verranno usati materiali locali, ecocompatibili, in possesso di certificazione per la bioedilizia e prodotti all’interno del territorio della Regione siciliana.

Siete impegnati in Cina. Ci parli un po’ di questa esperienza?
In Cina, stiamo tessendo dei rapporti a Shangai, Guangzhou e Nanning che sono la conseguenza di diversi workshop e lectures che abbiamo tenuto lì. Stiamo lavorando per un masterplan, un teatro, un auditorium e delle ville lussuose.
Lavorare in Cina significa avere nella squadra persone del luogo ed essere super veloci, il tempo medio per presentare un progetto in Cina è meno di una settimana. Noi siamo avvantaggiati perché Andrew Yau, uno dei fondatori di UFO, è di Hong Kong e abbiamo anche Jackie Yang che è il direttore di UFO Pechino. La Cina è un cantiere aperto in pieno fermento.

Ho visto che avete progettato anche un prototipo di abitazione pensata per il mercato cinese. Cosa ha di speciale?
In realtà la Sunbloc house è stata pensata per le sopraelevazioni delle terrazze londinesi da Jonas Lundberg insieme agli studenti della London MET e, per questo, hanno ricevuto il RIBA 2013 Silver Medal for the Best Design Project.
È una casa realizzata con pannelli di schiuma condensati, leggera, isolata acusticamente e termicamente, energeticamente autosostenibile e poi c’è il motivo che interessa di più: costa pochissimo.
Una città in Cina l’ha voluta sponsorizzare e allocarla in una piazza dove stanno realizzando diversi esempi di architetture sostenibili. Pensate che l’hanno costruita gli studenti, tagliando i pannelli a mano, senza attrezzature o macchinari specifici. Jonas Lundberg è stato contattato dall’India perché fortemente interessati alla produzione di queste abitazioni. Vogliamo realizzare un prototipo anche in Sicilia e approfondiremo questo tema attraverso specifici workshop.

Progetti per il futuro?
Stiamo progettando una casa della moda e nove torri in Russia, ma il sogno sarebbe una nuova chiesa, come tentativo di trovare una nuova relazione tra terra e cielo e uno stadio per l’atletica leggera, che rappresenta la mia grande passione.

(Foto di apertura: Studio UFO, Messina. Ph. Nino Calamuneri)

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Universidad de la Vida y de la Paz, Arequipa, Perù.
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Concert Hall, Sarajevo, Bosnia ed Erzegovina.
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Lemon Factory, Messina, Italia. Ph. Nino Calamuneri.
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First Tower, Messina, Italia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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