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Vasta gamma di bonus per il restyling delle abitazioni

Oltre a dare una mano alle famiglie alle prese con interventi di ristrutturazione, i bonus legati alla casa serviranno ad aiutare il settore edile a rialzarsi dagli effetti negativi dell’emergenza Covd-19.

Camere da letto troppo grandi che rubano spazio alle aree living, corridoi poco utilizzati e sfruttabili, terrazzi e balconi non pronti a diventare una “stanza in più”. Durante il lockdown causato dal Covid-19 gli italiani si sono anche improvvisati architetti e interior designer. Così le case – spesso semplici dormitori – sono diventate cuori pulsanti della vita quotidiana. Non c’è dubbio che una mano al restyling delle abitazioni la daranno anche i bonus statali sotto forma di detrazioni fiscali che coprono un’ampia gamma di interventi, dal 36% del Bonus verde fino al Superbonus al 110% per i grandi interventi di riqualificazione energetica.

L’impatto generato

Oltre a dare una mano alle famiglie alle prese con ristrutturazioni, mobili da acquistare, serramenti da cambiare, i bonus legati alla casa serviranno ad aiutare il settore edile a rialzarsi dagli impatti negativi sull’economia causati dall’emergenza Covd-19. Secondo l’Ance (Associazione nazionale costruttori edili), un euro investito nell’edilizia genera una ricaduta positiva di 3,4 euro sul sistema economico, distribuita tra settore delle costruzioni, segmenti collegati e altri comparti attivati dalla spesa. L’edilizia offre poi un contributo rilevante al Pil (8%) e, grazie al collegamento con il 90% delle aree produttive, è in grado di generare un effetto a cascata su quasi tutti i comparti.

Case riqualificate

L’eco bonus – già confermato per l’intero 2020 e ora ampliato fino al 110% nel dl Rilancio – ha anche un altro obiettivo: migliorare le prestazioni energetiche degli immobili italiani, la cui età media si aggira intorno ai trent’anni. Secondo l’ultimo censimento Istat – che però risale al 2015 – il 38,8% degli italiani vive in case edificate tra il 1961 e il 1980 e il 22,3% in fabbricati costruiti tra il 1981 e il 2000. Una casa riqualificata è anche una casa che vale di più. L’Attestato di prestazione energetica (Ape) è ormai un documento obbligatorio per la vendita, le pompe di calore fanno risparmiare fino al 70% rispetto ad altri sistemi di riscaldamento e l’installazione di pannelli solari può ridurre i tempi di vendita del 20%.

La mappa e l’iter delle agevolazioni

Entrando nel dettaglio, ecco la mappa delle agevolazioni alle quali è possibile accedere. Quello per le ristrutturazioni è il bonus fiscale più conosciuto in edilizia. Introdotto nel 1986 come sconto del 36% fino a un massimo di 48.000 euro di spesa per immobile, nel 2012-13 è stato per la prima volta portato al 50% e poi prorogato nelle successive leggi di bilancio. Così anche per le ristrutturazioni effettuate fino al 31 dicembre 2020 la metà delle spese sostenute, fino a un massimo di 96.000 euro, potrà essere detratta in 10 anni dalla tassazione Irpef. L’altro bonus ormai divenuto tradizionale è quello per la qualificazione energetica, o eco bonus: una detrazione dall’Irpef o dall’Ires che per le spese sostenute entro il 2020 è quasi sempre del 65%, in pochi casi del 50%. Con la legge finanziaria di fine 2019 il legislatore ha introdotto una novità: il bonus facciate, una detrazione da Irpef o Ires del 90% in 10 anni, senza limite di spesa, anche per la semplice pulitura o tinteggiatura esterna del proprio immobile.

L’emergenza Covid-19 ha spinto il legislatore a introdurre nuove facilitazioni nel settore dell’edilizia, che amplificano alcune detrazioni già esistenti (eco bonus e sisma bonus). In particolare con il dl Rilancio nasce un Superbonus straordinario del 110%, valido fino al 31 dicembre 2021, detraibile in soli 5 anni e variabile solo per il limite di spesa dei vari tipi di intervento: cappotto (60.000 euro), riscaldamento (30.000), antisismico (96.000), fotovoltaico (48.000).

Infine, è stata introdotta la possibilità di optare, in luogo della detrazione, per uno sconto in fattura da parte del fornitore, che potrà recuperarlo sotto forma di credito di imposta, addirittura cedibile alle banche o ad altri soggetti.

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Infografica: HUB Editoriale

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